Moko

20130208-134419.jpgKingi Taurua – Re della tribù più a nord dell’isola nord della Nuova Zelanda, l’intera penisola che termina con Cape Reinga. Mi ha gentilmente invitato ai festeggiamenti per il Waitangi day a Waitangi.

Nella tradizione Maori il tatuaggio ha origine da una storia d’amore: la storia del giovane Mataora il cui nome significa ‘faccia di vitalità’ e la principessa degli inferi Niwareka. Un giorno lontano Mataora ubriaco, picchio’ Niwareka che immediatamente lo lasciò, e torno’ da suo padre che aveva il soprannome di “Uetonga”. Quando si riprese dai fumi dell’alcool e si rese conto di aver perso l’amata compagna, si ritrovo con il cuore spezzato tanto da decidere di andarla a cercare. Dopo molte prove e dopo aver superato numerosi ostacoli, arrivo’ nel regno di “Uetonga”, con il viso segnato scompigliato e sporco dal viaggio. La tribù di Niwareka lo schernì e lo derise per il suo aspetto sudicio e miserabile; in questo stato di grande umiliazione Mataora pregò e supplico’ Niwareka di dimenticare quanto successo, la principessa che l’amava ancora accetto’. Il padre della ragazza per non fargli dimenticare l’accaduto, gli tatuo’ i segni che aveva sul volto, in ricordo delle prove superate per poter arrivare nel regno degli inferi, a testimonianza del suo valore di grande guerriero.
“Uetonga” si offrì di insegnargli l’arte del tatuaggio, mentre lui insegno’ loro l’arte del Taniko – l’arte di intrecciare in molti colori i bordi dei mantelli. Mataora e Niwareka
tornarono insieme nel mondo degli uomini, portando con loro sia il moko che il taniko.
La parola “tatuaggio” deriva dalla parola tahitiana “tatau”. Il capitano James Cook utilizzò la parola “tattow” quando vide tatuare per la prima volta a Tahiti, nel 1769.
La testa era considerata la parte più sacra del corpo, poiché il tatuaggio causa perdita di sangue sui tatuatori o”tohunga-ta-oko”, erano considerati persone molto “tapu”; tutte le persone di alto rango Maori venivano e vengono tatuate, chi non ha tatuaggi e’ una persona priva di stato sociale. Ci si inizia a tatuare a partire dalla pubertà, con cerimonie piene di riti e rituali; oltre a rendere il guerriero attraente per le donne, la pratica del tatuaggio contrassegna sia i riti di passaggio sia gli eventi importanti nella vita di una persona.
Il Moko è simile a una carta d’identità o passaporto. Per gli uomini, il Moko dimostra il loro rango, il loro status sociale e la loro ferocia e virilità. La posizione sociale del portatore del tatuaggio, il suo potere e la sua autorità possono così essere immediatamente riconosciute guardando il suo Moko. Alcuni altri segni esteriori, combinati con un particolare Moko, definiscono immediatamente la “carta d’identità” di una persona, si capisce al primo sguardo chi ci si trovi davanti, essendo in possesso dei codici di lettura, naturalmente; ad esempio, un capo con Moko e con indosso un mantello cane viene identificato come un’autorità, come capo dei guerrieri. Questi erano segni innegabili della “carta di identità”. È considerato un grande insulto se la persona che porta il moko non viene riconosciuta come capo e per il rango che ha, fino ad arrivare all”utu’ = vendetta.20130208-134845.jpg

Il tatuaggio del volto richiede molto tempo, tanto più che ancora oggi si esegue con il sistema tradizionale di incisione per battitura; un buon artigiano deve attentamente studiare la struttura ossea della persona prima di iniziare la sua arte.
Il tatuaggio facciale maschile e’ di solito diviso in 8 sezioni:
1 – Ngakaipikirau (il rango) -la zona centrale della fronte;
2 – Ngunga (la posizione sociale) – intorno alle sopracciglia;
3 – Uirere (rango all’interno dell”hapu’ = tribù) – l’area degli occhi e del naso;
4 – Uma (il primo o secondo matrimonio) – le tempie;
5 – Raurau (la firma) – l’area sotto il naso;
6 – Taiohou (lavoro) – la zona delle guance;
7 – Wairua (mana) – il mento;
8 – Taitoto (lo status alla nascita) – la mascella.
Gli antenati vengono indicati su ogni lato del viso. Il lato sinistro è generalmente (ma non sempre, dipende dalla tribù) lato del padre, mentre il lato destro indica la discendenza materna: questa e’ un requisito molto importante e prima di eseguire il Moko deve essere studiata: i Maori hanno l’appartenenza alla loro razza da parte di madre.
Se un lato della discendenza di una persona non è di rango, il lato del viso corrispondente non avrà alcun disegno Moko; Allo stesso modo se, nella zona di fronte al centro non non c’è nessun disegno Moko, questo significa l’indossatore non ha nessun rango, o non lo ha ereditato.
20130208-135033.jpg

20130208-134441.jpgNon sono carini?

Annunci
Categorie: Nuova Zelanda | Lascia un commento

Navigazione articolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: