Tongariro no crossing

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Purtroppo il crossing, cioè l’attraversamento completo della montagna non e’ stato possibile perché una delle bocche del vulcano sta fumando… Ed è meglio girare alla larga e lasciarlo tranquillo!

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La leggenda narra che il grande capo Ngatoro-I-Rangi , salito da solo sulla montagna per cercare nuove terre si fosse perduto perché, pur essendo un valoroso guerriero Maori, era totalmente privo del senso di orientamento, più o meno come me, non aveva l’aiuto di Tom Tom e IPhone e non sapeva proprio come fare per tornare indietro; intanto la notte scendeva e l’aria si faceva sempre più fresca, iniziava a rabbrividire dal freddo e dalla paura di dover passare la notte sulla montagna, senza più riuscire a trovare la via per il suo villaggio. Alzò le braccia al cielo e lanciò con la sua voce possente una invocazione profonda, un’invocazione che partiva dal profondo del suo cuore rivolta agli dei del fuoco Te Pupu e Te Hoata. Questi sentirono la forza della sua richiesta e la purezza del suo cuore e partirono da Hawaiki, l’isola mitologica dove vivevano, correndo e rombando sottoterra, il più velocemente possibile; per la fretta anche loro sbagliarono strada, sbucando la prima volta a Wakaari o White Island, dove sono sbarcata all’inizio del mio viaggio, la seconda a Rotorua, dove ancora oggi la terra trema e le pozze di acqua sulfurea ribollono allegramente, finalmente la terza volta lo trovarono tremante in alta montagna e poterono scaldarlo, saltando fuori dal monte impetuosamente con una grande fiammata ed impedendo così che si assiderasse al gelo della notte.
Questa, che ci crediate o no, e’ la storia del Tongariro, il vulcano in questo momento attivo, situato nel centro dell’isola del nord della Nuova Zelanda; si dice che il suo attraversamento, il crossing, sia la più bella camminata di una sola giornata che si possa mai fare nel mondo.
La montagna è al momento attiva ed anche se ho aspettato più di un mese dal mio arrivo per attraversarla, c’è sempre quel cono fumante che non solo impedisce il passaggio ma permette l’accesso dal suo lato meno pittoresco, quello dal quale normalmente si scende; e’ bello iniziare a camminare avvolti dalla foresta, emozionarsi al suo diradare quando da verdeggiante la natura assume quel particolare aspetto lunare, caratteristico delle zone vulcaniche… Un po’ come quando si arriva a Socotra, lontana isola dello Yemen, nella sella dalla quale si riesce improvvisamente a vedere dall’alto la spiaggia più bella del mondo… Ed ho avuto la fortuna di esserci passata per ben due volte.
No, il percorso a sorpresa mi è mancato, abbiamo dovuto lasciare l’auto all’inizio della strada sterrata e salire sulla prima navetta di passaggio, due implacabili Maori sbarravano il passaggio: “Troppa confusione nel posteggio.” Con la bella giornata di sole sembrava che tutti si stessero dedicando a questa famosa camminata! Dopo il tratto polveroso sul piccolo pulmino giallo guidato da un Maori dalla lunga barba bianca, abbiamo iniziato a camminare in un tratto dove la vegetazione, particolarmente bella, non era troppo alta, ma particolarissima.

20130121-131914.jpgPoi, sali, sali, il paesaggio si è fatto sempre più arido e lunare, il monte Ngauruhoe con il suo cono perfetto che gli ha permesso di essere scritturato nel ‘Signore degli Anelli’ nella parte del ‘monte Fato’, controllava il nostro cammino sovrastandoci dall’alto dei suoi 2.287 metri di altezza, consapevole del fatto che saremmo arrivati a guardarlo negli occhi, una volta saliti dai 1.100 metri di partenza ai 1.967 metri della sommità del nostro monte.

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Il cratere Sud e’ uno spettacolo di grande desolazione, a questa quota un cartello avverte con grande chiarezza le difficoltà che stanno per presentarsi a chi deciderà di andare avanti: il vento, la pioggia improvvisa, in alta montagna si sa’ bisogna attendersi di tutto.20130121-134706.jpg

Siamo stati fortunati, salendo in due riprese due italiani che scendevano dal percorso ci hanno avvertito, più che con le loro parole con l’aspetto sconvolto che avevano di quello a cui stavamo andando incontro: lastre di ghiaccio, vento fortissimo, il bisogno di arrampicarsi aiutandosi con le mani, la necessità dei guanti… Noi li avevamo ed essere saliti un po’ più tardi e più lentamente ci ha permesso di trovare un attimo di bel tempo: un raggio di sole ci ha scaldato per riprenderci dalle fredde folate implacabili, mentre ammiravamo i laghetti dagli impossibili colori smeraldo ed acquamarina.20130121-152441.jpg

20130121-152503.jpgIl cratere Rosso dal quale è fuoriuscita la lava nell’ultima importante eruzione del 1920 e’ qualcosa di spettacolare, sia come colori sia come forme: e’ ancora in movimento e sembra vivo!20130121-134728.jpg

A questo punto, dopo una faticosa marcia di 4 ore siamo arrivati a metà del percorso ma possiamo solo tornare indietro, affrontando la lunga interminabile discesa… Comincio a capire il significato del nome di questa montagna: Tonga = vento del sud, Riro = portato via, dall’esclamazione del capo Maori Ngatoro-I-Rangi che temeva di essere stato rapito dal dio del vento e di perdere qui la sua vita.

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Categorie: Nuova Zelanda | Lascia un commento

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