No Alpitur?

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Di italiani in giro per la Nuova Zelanda non ce ne sono molti, anzi, nessuno, capisco quindi l’entusiasmo della mia coetanea francese quando sono arrivata nel grazioso Lodge dove alloggia da lungo periodo e dove già un mio connazionale era di passaggio. “Un italiano, devi assolutamente conoscerlo”, mi ha detto Odile, la francese in questione, sbattendo sulla mia riluttanza all’incontro di connazionali: sono o non sono qui per conoscere la cultura Maori? Cosa me ne devo fare di un altro italiano? Basto ed avanzo io! Credo che anche il connazionale abbia ragionato come me, tanto che alla tenace Odile ci sono voluti ben 2 giorni prima di riuscire a farci parlare.
Max e’ italiano, anzi siracusano, ama viaggiare come me, parte quasi ogni anno per lunghi mesi alla scoperta di varie parti del nostro pianete. Il divertente e’ nei mesi estivi lavora per Alpitur, occupandosi dei clienti nelle varie zone del mondo. Ci siamo conosciuti, abbiamo socializzato, abbiamo passato una allegra serata a raccontare le nostre esperienze di giramondo, io che fieramente opponevo Avventure e la sua filosofia di viaggio come universale e migliore nel mondo, lui che con Alpitur ci campa e deve pur sempre farci riferimento.
Una serata simpatica, ci siamo ritrovati anche la mattina per colazione, doveva ritirare un camper noleggiato per visitare agevolmente questo paese, un camper? Tutti girano in camper in Nuova Zelanda, pare sia il mezzo più adatto per viaggiare in questo paese; no, io no, non amo guidare, da sola poi… Una parola, un’altra, una proposta: “Ma ci verresti in camper con me?” E mi sono lasciata tentare, ho abbandonato i miei programmi per seguire questa inaspettata occasione, girare con un piccolo van come tutti fanno, seguendo l’itinerario dell’amico siciliano. Risultato: quattro piacevoli giornate fatte di interessanti visite che da sola non avrei mai osato, come la navigazione fino a White Island, il vulcano attivo più facilmente accessibile del mondo, la scoperta del mondo dei campeggi, perché qui in NZ non è permesso fermarsi liberamente quasi in nessuna zona e se lo è bisogna dimostrare di avere una quantità di acqua sufficiente ed un wc chimico, dopo aver richiesto apposita autorizzazione. In questo civilissimo ed ordinatissimo paese la vita in comune e’ un piacere, ogni angolo dal lavabo alla doccia e’ più che pulito, viene fornito un apposito pannetto che si trova appeso dove serve per asciugare le gocce d’acqua sul lavandino d’acciaio, in modo che anche il cliente successivo trovi tutto ben lustro ed in ordine. Ci siamo immersi insieme nelle sulfuree pozze di fango, sempre chiacchierando amabilmente, abbiamo visitato rapide e cascate, attraversato spiagge, montagne e verdissime colline. Poi il suo itinerario sarebbe coinciso troppo marcatamente con quello del gruppo, il mio gruppo, il gruppo che coordinerò in questo interessante paese, così l’ho lasciato, ho abbandonato questo simpatico e comodo modo di viaggiare, insieme ci siamo attestati in una via di mezzo fra Avventure ed Alpitur, non troppe comodità ma nemmeno troppa scomodità per una spesa non troppo modica; sono salita su un bus e me ne sono andata via, via verso la costa. Il mare, il mare, questo mio caro amico, anzi amore, sempre lui, Moana, il grande oceano, da questo lato dal colore blu ancora più profondo e solenne.

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Categorie: Nuova Zelanda | 2 commenti

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2 pensieri su “No Alpitur?

  1. Ciao Manu, è bello leggerti (non sono un lettore costante ma sicuramente affezionato). Sulle prime quando hai parlato dell’amico italiano ho pensato “Eccola là alle prese con un’altro “Michele” (capisce amme!)” ma poi mi hai smentito col tuo racconto. Credo di capirti nel tuo “peregrinare” senza mezzi, diciamo, comodi ma con i tuoi, siano essi piedi o autobus (in fondo alla fermata ci vai a piedi). Leggendoti traspare quello che io, ed altri come me, provano durante i cammini: una sensazione indefinibile di libertà. Nel mio caso non ho poi tanti vincoli qui che mi facciano desiderare di andarmene (orari fissi, lavoro stressante ecc.), però quello che si prova a preoccuparsi solo di rifare lo zaino e incamminarsi per un nuovo tracciato è qualcosa di unico che ti entra dentro come una malattia incurabile, ma forse meglio dire come una droga, ed allora, appena leggi di altri che camminano, o li incontri e condividi le tue esperienze, ecco che il desiderio di incamminarti di nuovo ti prende ed il cammino inizia già con la programmazione della partenza, anche se questa è lontana nel tempo. Tu ora sei in cammino, il tuo cammino, un cammino più corto dei miei in fatto di Km ma molto più lungo nel tempo, e allora goditelo fino in fondo (come peraltro sembra tu stia facendo) e consentimi un augurio da pellegrino/viandante; “Utreya y suseya”. Buon cammino amica mia!

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