Destino

Li ho lasciati tutti li i miei ‘vecchi’ amici, contenti, contentissimi di avermi ritrovata in questi 10 giorni di rapido passaggio in nuova Caledonia, passaggio dedicato all’affetto profondo che mi riservano. Naturalmente più che corrisposto! Li ho trovati bene, più o meno come li ho lasciati, un leggero calo Jeannot, ma non troppo, un peletto, sempre vezzoso e galante lui, con i suoi begli occhi azzurri, invecchiata Carmela, la roccia abruzzese inizia a sgretolarsi dopo tutte le prove che la vita le ha inferto, “Ho visto i piedi passare dentro ad un camion. Mi hanno detto che in miniera era morto un italiano, ho subito capito che era lui.” Racconta Yvette, la fonte principale delle mie storie caledoniane, ed era proprio il marito di quella Carmela appena arrivata dall’Italia mentre aspettava la prima ed unica figlia; se l’e’ cavata più che bene anche se era sola e non parlava francese. Sua figlia ha 60 anni oramai, vedova da tanti anni di un uomo più grande nel quale forse cercava il padre mai conosciuto, il nipote studia da biologo marino in Francia. L’unica che è forse migliorata e’ Anna Maria, grazie ad una magia tecnologica riesce a sentire meglio, abbiamo mangiato un’ottima pizza insieme, a Noumea la pizza e’ ottima, il ristorante si chiama Casa Italia, ed ha voluto a tutti i costi offrirmi un gelato. Anna Maria, Anna Maria, “Che ti possino…” Come mi hai detto quando le amiche comuni hanno dimenticato di passare a prenderti, “Una suora non dice queste frasi…” Le ho sussurrato, “Cosa posso farci, mi vengono…” La serafica dolce risposta!
Li ho tutti lasciati con la promessa di un ritorno, un ritorno del quale sono oramai sicuri, visto che per passare 10 giorni con loro ho attraversato 2 continenti. La persona che mi ha spinto a maggiormente a ritornare oltre alla ex romana e’ stata lei, la mitica Yvette, con il carattere tonante e con quell’energia da forza della natura quale è che la contraddistingue. “Ridi, ridi sempre” il consiglio della suora che appartiene ad un ordine incredibilmente allegro e felice, ma quando all’aeroporto ci siamo salutati con gli occhi umidi un feroce mal di testa si insinuava nella mia fronte, forte, sempre più forte che non riuscivo quasi a portare la mia sacca, sollevarla per metterla nella cappelliera impossibile, mi sentivo mancare da un momento all’altro, come quando sono andata alle isole Cook, solo li il malessere è durato più giorni, qui con un cachet fornitomi da mia madre tutto e’ passato. Sia stata gelosa di tutte queste mamme adottive caledoniane? Abbia voluto salvarmi da tanto lontano con una delle sue pastiglie da farmacista esperta? Certo, fra le emozioni, gli occhi umidi e la forte aria condizionata, povera la mia testa!20121209-130946.jpg

Auckland mi ha accolta benissimo, l’ho scorta immediatamente sotto la lunga nube Aotearoa, la terra conquistata dai polinesiani. Sono sbarcata provando una forte emozione, così forte che quando ho letto l’ultimo di una serie di cartelli di benvenuto all’aeroporto ho pensato che proprio fosse stato scritto per me: ‘viaggiatore, i tuoi sogni stanno aspettando’! Ilgrandesognodimanu, edilsognocontinua. La mia vita e’ in un sogno, si!

20121209-130958.jpgIl Lodge dove ho prenotato e’ molto carino, in una zona centrale della città, la strada e’ piena di graziose villette bianche in legno con giardino, non lontano il museo che domani attaccherò come mia prima visita.
Scesa dal bus, dove tutti sono gentili e cordiali, noto una marea di gente in movimento… È il concerto di Natale, che celebra l’arrivo dell’estate! Estate? Fa un freddo qui! E’ così umido che mi sono rapidamente infagottata la testa, per evitare un nuovo malessere. Infagottata si, ma con una tartaruga!

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Nulla a che vedere con la calda Tahiti, dove ci si immergeva nell’acqua calda della piscina dopo cena, come in una grande vasca da bagno, per chiacchierare rinfrescandosi.
Risalgo il prato verdissimo insieme alla folla, una folla numerosa ma composta, nulla a che vedere con i nostri concerti, tipo 1o maggio a Roma ai quali, confesso, non sono mai andata. 20121209-132925.jpg

Mi aggiro fotografando qua e la, la gente ha l’aria cordiale, mi siedo a terra, tutti hanno una coperta plastificata ripiegabile, la dovrò comprare, ed una attempata maori mi rivolge la parola chiedendo il mio nome: “Ma è un nome Maori!” Commenta sorpresa, “Where are you from?” E giù una serie di consigli su cosa fare per veramente appartenere alla sua razza. La pietra verde, la pietra verde, devi comperare la pietra verde!

20121209-133018.jpgMentre il concerto finisce in uno spettacolo di fiamme e fuochi d’artificio, mangiando un ottimo samosa, anzi due, ho l’esatta sensazione di stare andando incontro al mio destino.

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Categorie: Liberi pensieri, Nuova Zelanda | Lascia un commento

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