Papi

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Anche se in seguito ad un incidente cammina male, il papi (come qui si chiamano gli uomini di una certa età, mami le donne) ha il piede più marino di me, sale e scende dalla barca piccola ma dal motore potente interamente a suo agio, contrariamente a me che in questi casi mi sembra di avere due gambe lunghissime che non si piegano e non so mai come fare passare da una parte all’altra. Lancia il motore a tutta velocità, e’ un abile pescatore, il suo aspetto europeo può confondere, ma è polinesiano da parecchie generazioni e come tutti i polinesiani per lui barche e lagune hanno pochi segreti. Con mio rammarico sfreccia fuori dal pass oltrepassando allegramente la barriera corallina, “Spesso arrivavo fino a Tahiti per andare a prendere mia figlia, vuoi che ti accompagni?” “Um, grazie, non ho preso la borsa, meglio il traghetto..” E mi chiedo perché ho chiesto di fare questo giro quando so bene di avere paura del mare e di tutto ciò che gli naviga sopra, mi porta n un soffio a vedere dove una volta, non molti anni fa, ha avuto un’avaria del motore: “Ho abbandonato il battello al largo, ho gettato l’ancora con 100 metri di corda, mi sono gettato in acqua per rientrare a nuoto ma la marea mi spingeva fuori dal pass, non sono riuscito ad entrare, ho dovuto saltare la barriera approfittando della spinta delle onde.” Racconta come se fosse la cosa più normale del mondo. “Sono arrivato a casa che erano le 11 di sera, mi ci sono volute parecchie ore di nuoto per guadagnare la riva.” Ci credo, respinto dalla corrente, costretto a saltare la barriera corallina, il tutto immerso nell’oscurità della notte, senza pinne e senza maschera! “Appena arrivato ho chiamato un amico e con la mia altra barca siamo tornati per recuperare quella in avaria.” Certo, anche il salvataggio, come se la giornata non fosse stata abbastanza impegnativa! Ma una barca e’ una barca, come si fa ad abbandonarla alla deriva? “L’ho trovata proprio dove mi aspettavo la spingesse la corrente, e meno male che avevo gettato l’ancora con i 100 metri di corda, altrimenti si sarebbe schiantata sulla barriera!” Cosa vuol dire conoscere il mare, sapere sempre cosa si deve fare e non perdere mai la testa! Il tutto raccontato con l’aria più naturale possibile. Rientriamo da un altro varco all’interno della laguna, arriviamo davanti alla bella spiaggia dell’isola, la più bella, costeggiando il giardino d coralli, l’acqua ha una trasparenza magnifica, un colore indefinibilmente azzurro! “Prima qui c’era un ristorante con un lungo pontile, con mia moglie ci venivamo in barca.” E lo vedo, lui è la bella signora, sempre vestita con abiti trazionalmente fiorati che scendono con eleganza dopo un approdo da manuale, senza nemmeno uno schizzo di sale, come due attori in piena ‘dolce vita’ perché la ‘dolce vita’ c’è stata anche qui, in un tempo di grandi alberghi lussuosamente frequentati da americani, sono sicura che paragonata a quella di Via Veneto ci avrebbe fatto impallidire, con le interminabili feste al ritmo dell’ukulele e le montagne di fiori freschi ovunque!
“Se avessimo fatto il giro al contrario sarebbe stato un inferno”, ci, credo, vedo bene che a parte qualche spruzzo la navigazione e’ stata gradevole, grazie, grazie del giro e sopratutto, delle belle storie!

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Categorie: Polinesia Francese | Lascia un commento

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