Moana

Moana, il suo nome vuol dire oceano, e l’oceano e’ riflesso nei suoi occhi chiari, dal colore del cielo, quel cielo ampio, che non si riesce a distinguere nella linea dell’orizzonte da dove cominci sopra la distesa della grande massa salata sempre in movimento. Gli era piaciuto il suo modo di parlare, il suono della sua voce, l’amica no, quella cantava troppo forte, con una così in casa ti viene il mal di testa, pensava, senza capire quanta arte ci fosse nella voce della ragazza, gli era piaciuta lei il modo in cui portava la corona di fiori sulla testa, con quel sorriso sempre pronto a spuntare sulla sua bocca.
Le aveva camminato vicino, sulla riva di quell’oceano che portava il suo stesso nome, guardandola con gli occhi nascosti dal cappello di paglia ornato da una corona di rampicanti color ruggine, le aveva mostrato la bellezza della sua terra, raccogliendo noci di cocco per lei, facendole assaggiare quello appena germogliato, portandola a scoprire i più bei angoli di quel paradiso perduto nel blu dell’oceano che conosceva così bene, la sua isola, l’isola della sua gente, dei suoi antenati.
Al momento della partenza di lei le aveva chiesto di rivederla, se avesse voluto, se anche lei fosse stata colpita e salutandola l’aveva circondata dolcemente in un morbido abbraccio. Lei aveva sentito le forti braccia di lui cingerla con estrema dolcezza e trasmetterle un sottile desiderio, appena appena manifestato; lei aveva provato un fremito, un fremito come non provava da molto. C’erano lunghe giornate da aspettare, prima che anche lui volasse da lei, che le fosse di nuovo vicino ed entrambi non vedevano l’ora.
Si erano incontrati di nuovo, poche parole, i polinesiani parlano poco ma hanno le idee ben chiare, lei chiacchierava felice mentre lui la accompagnava nelle sue compere, lui ascoltava quella voce parlare, quella voce dall’accento straniero che tanto amava.
Aveva mangiato il pesce crudo condito col latte di cocco, nel candido ristorante cinese, i cinesi sono i proprietari di tutti i negozi qui, hanno il dono del commercio molto più dei polinesiani che vivono la loro vita giorno per giorno, senza pensare troppo al domani, per un uomo polinesiano e’ molto importante dare il cibo, fare mangiare la persona che ama. Non l’aveva subito invitata nella sua casa, no, non e’ bello, non subito, tanto che lei si era meravigliata, stupita di questo ardore così contenuto. Si erano incontrati ancora, per una passeggiata, erano rimasti a parlare sul grande pick up di lui, guardandosi teneramente, lui l’aveva baciata, un bacio lungo, appassionato, lei aveva trovato il sapore che da tanto cercava, il sapore di casa.
Il giorno seguente era andata da lui, non si poteva entrare nel piccolo fare’ di famiglia dove a suo tempo aveva vissuto il nonno liberamente, un grosso cane davanti, un grosso cane sul retro montavano la guardia, meglio farsi accogliere al cancello, lasciarsi odorare, iniziare a farsi conoscere, piano piano, senza alcun movimento brusco, meglio entrare con dolcezza in quella piccola casa da scapolo, dove ogni cosa era al suo posto, con dettagli studiati: un grande specchio, due poltroncine di bambù, l’angolo cucina, le tende in fiorato tessuto locale, ogni cosa era al suo posto, pronta ad accogliere una nuova padroncina, solo il divano sfondato davanti alla tv parlava delle lunghe serate solitarie trascorse con la fatica di dover spezzare la noia. Le aveva porto un pareo piegato e le aveva chiesto di fare la doccia, lei non capiva, “Da noi e’ la donna che fa la doccia per prima, a meno che non stia lavando i piatti.” Lei era attirata con sorpresa da quei gesti così precisi, così rituali, l’acqua della doccia era fredda, ai polinesiani non serve l’acqua calda, sono abituati a lavarsi sotto una bella cascata di acqua gelata e come spugna usano la brusca da bucato passandosela con energia sulla pelle ben soda, ce n’era una anche li, appoggiata per terra nella grande doccia di lui, lei si era lavata velocemente, un po’ per il freddo, un po’ perché lo aveva già fatto proprio prima di uscire, anche se il caldo, si e’ caldo qui e si suda, in effetti aveva abbondantemente sudato ed una lavatina non ci stava male. Con il solo pareo indosso, un pareo che riproduceva un quadro di Gaugain ed i lisci sottili capelli sciolti, perché lui amava che lei se li raccogliesse legandoli in una coda, come quando era ragazzina, come aveva visto fare alle donne polinesiane che prima di andare a dormire, si avvolgono in un pareo e sciolgono i capelli per donare con semplicità il loro corpo al tane’ che amano, si era sdraiata sul letto di lui aspettandolo.
Era arrivato con il corpo muscoloso fresco per l’acqua gelata: “Noi polinesiani siamo abituati a lavarci spesso, non come certi europei che non conoscono il sapone.” Si era sdraiato al suo fianco e dolcemente aveva iniziato a baciarle l’intero corpo, facendo salire il desiderio in entrambi. Ogni gesto di lui era misurato, non un tocco fastidioso, non una mancanza di garbo, era come se due corpi si stessero ritrovando, come se due vecchi amanti da lungo tempo perduti ritrovassero la vicinanza delle loro carni. Un francese che le aveva fatto rozzamente la corte le aveva detto che i polinesiani hanno il membro piccolo, che e’ tipico della loro razza, ed era vero, ma l’attitudine a compiere ogni gesto della loro vita secondo natura era molto più importante di ogni dimensione. Conosceva il corpo di lei lo face vibrare con maestria, fino a quando si unirono confondendo le loro carni. Iniziarono così lunghe notti appassionate, lui andava a prenderla appena faceva buio, il cane oramai la conosceva e si fidava di lei, la lasciava passare tranquillamente, passavano insieme la parte buia, sognando e sospirando insieme, prima dell’alba lui la riaccompagnava. Durante il giorno si incontravano in centro, lei faceva compere, lui lasciava il lavoro per accompagnarla, per vedere il suo sorriso ed era fiero, fiero di averla al suo fianco mentre camminava, lui sempre schivo e solitario. Erano andati a ballare, un venerdì, lui conosceva ogni ritmo e ballava con leggerezza, le aveva chiesto di abbandonarsi e farsi trasportare, di aver fiducia in lui, anche questa era una novità per lei, lei non era abituata ad uomini che sapessero ballare, era sempre lei a dover condurre, a spingere e tirare con fatica, questo spesso anche nella vita…
Non le sembrava vero, non le sembrava possibile di aver trovato laggiù, nell’altra parte del mondo una persona cara, un amore, non le sembrava vero.
Una sera, improvvisamente tutto e’ cambiato, lui e’ arrivato a prenderla alterato, la voce profonda che risuonava con forza, ripeteva in modo maniacale la stessa frase. Era la prima volta che lei lo vedeva ubriaco. Non era riuscita a convincerlo a restare a casa, voleva divertirsi, andare a ballare, e quella fu la serata peggiore della sua vita, con quell’uomo che non riconosceva più, quel corpo forte dominato dall’alcool, tutto l’amore per lei era svanito, era diventato un animale incontrollato. La serata fu penosa, ma finalmente termino’, lei riuscì a farsi accompagnare a casa con una scusa, aveva voluto guidare, questo era ciò che la aveva più spaventata, aveva preteso di guidare senza lasciare a lei il volante ed a velocità sostenuta: “Se vai piano i poliziotti si accorgono che hai bevuto e ti fermano per controllarti”, bella scusa, erano arrivati sani e salvi, miracolosamente, un angelo del cielo aveva protetto quella grossa vettura sfrecciante nella notte…
Il giorno seguente, raccolte le sue cose, lei sali’ su di un aereo e cambio’ isola; non lo vide mai più.

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Categorie: Polinesia Francese | Lascia un commento

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