Tempesta di notte

Dormire in barca a vela e’ un’esperienza emozionante, specie se come me, non si ha per nulla il piede marino; la cosa che più mi affascina sono i suoni, quei rumori che non sono abituata a sentire e diventano una scoperta continua. Ho sempre amato le cucce, quando viaggio amo dormire in piccoli giacigli posati negli angoli, non so perché mi ricordano il mio lettino in legno di quando ero ragazza, un grazioso letto di legno con la testata fatta di snelle colonnine, un lettino singolo appoggiato al muro, a quel muro sul quale dormivo rannicchiata per avere una sensazione di sicurezza: quando si è adolescenti numerosi sono i fantasmi.
I rumori in barca sono i più strani, per chi come me non è abituato, quello sciabordio delle onde che fa un po’ ritornare nel ventre materno, i pesci che mordicchiano le alghe attaccate alla chiglia… Sembra incredibile, ma si riesce a sentire tutto, anche un rumore leggero come questo, l’acqua della laguna fa da autoparlante, amplificando ogni suono! È’ una sensazione dolce addormentarsi immersi in questo sciabordio, chiudere gli occhi, svuotare la mente e lasciarsi andare lentamente… Si fanno bei sogni ancorati davanti al motù, si dorme tranquilli senza essere tormentati da zanzare o dagli orribili nunù che non volano fino alla barca. Improvvisamente tutto cambia, i suoni aumentano il loro volume, sono sempre più intensi, la barca ondeggia, il rollio si fa sempre più inquietante, poi e’ come se una forza superiore, il vento, ci prendesse e si divertisse a farci ruotare prendendoci per la lunga catena dell’ancora, ora in un senso, ora nel senso opposto, sembra di essere prigionieri di un mulinello, anzi di un piccolo ciclone. “Pier senti quello che sta succedendo?” È l’unica frase che esce dalle mie labbra, giusto per capire se il Navigatore Solitario veglia con la sua esperienza sugli elementi naturali, anche perché siamo circondati da banchi di coralli e finirci sopra può facilmente provocare l’affondamento del piccolo veliero. Il navigatore solitario e’ vigile, anche se il bollettino meteo non aveva assolutamente parlato di eventuali tempeste notturne, anzi, la notte la laguna di Bora Bora diventa uno specchio, navigarci al chiarore della luna e’ un’esperienza da lasciare senza fiato! Sono le 3 del mattino, sono aggrappata al materasso, mi sento più sicura a tenerlo ben saldo con le mie unghie conficcate dentro, sembra che il tempo non passi mai, ho tante immagini che scorrono nella mia mente, ricordo di quella volta, tanti anni fa, in rada all’isola di Ponza, come improvvisamente avessimo dovuto cambiare costa per un cambiamento improvviso della direzione del vento, ero giovane e soffrivo il mal di mare, il mio problema principale era quello, non avevo minimamente pensato che ci saremmo potuti schiantare sugli scogli, il mio figlioletto allora bambino era con me, già nuotava con un’ottima acquaticita’, ma, chissà, la notte, il buio… Non ricordo se si fosse svegliato. La barca era un motorsailer, una sorta di barca di Paperino, ma essenzialmente una barca a motore, era bastato accenderlo e spostarsi per risolvere il problema. Ma il Polinesia e’ diverso, solo per levare l’ancora serve una buona quantità di elettricità che viene fornita dai panelli solari, e di notte il sole non c’e’, nell’isola più bella e più conosciuta della Polinesia non esiste un porto dove fermarsi e caricare elettricità, dove la barca può trasformarsi in un fare’ galleggiante, bisogna fare attenzione, evitare passi falsi, cercare di essere sempre in sicurezza. Siamo costretti ad aspettare il mattino, sperando non spuntìno troppe nuvole nel cielo. Sembra che il tempo sia immobile, impossibile muoversi in mezzo a quella furia, si può solo pensare, pensare e fare scorrere i propri pensieri vagare verso il cielo lontano. Poi il Navigatore Solitario mi chiama, si immerge velocemente per vedere in quale direzione la catena dell’ancora si sia avvolta intorno ad un corallo, con una manovra perfetta la recupera senza causare danni, con una veloce “indietro tutta” ci allontaniamo da ogni pericolo affiorante. Sono al timone. Ha approfittato di una finestra senza vento ed ha avuto la fortuna durasse abbastanza. Ci dirigiamo verso le coste sabbiose dei motù dove l’unico pericolo e’ insabbiarsi, ma basta un piccolo traino per ritrovare immediatamente la libertà; racconto dell’amico Eugenio soprannominato il “re della secca” in quella mitica vacanza in Sardegna quando già facevo esperienze eccezionali ma senza rendere e conto e, questo era grave, senza assaporarle fino in fondo. Come sono cambiata dalla mia gioventù, quel velo di incontentabile tristezza se ne è andato dai miei occhi, basta vedere la mia espressione nelle foto! Continuiamo a navigare, aveva ormeggiato vicino alla barriera esterna, come entriamo in una zona a riparo del vento sembra di essere in un altro mondo: tutto è estremamente calmo ed immobile, una vera “quiete dopo la tempesta” e la laguna, oh, la laguna, il suo colore e’ ancora più magnifico, la tempesta ha lavato ogni impurità, i pesci colorati nuotano felici di questo nuovo apporto di ossigeno ed è possibile contare i granelli di sabbia del fondo… Arriviamo accolti come vincitori, anche sulla piccola isola e’ passato un mini ciclone, anche i pochi abitanti del motù sono provati dalla notte insonne, anche loro stanno ritrovando questa bella natura che si e’ così rinnovata! Ed ognuno racconta agli altri la storia che ha vissuto.

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Categorie: Polinesia Francese | Lascia un commento

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