Maru e Arlette

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Maru e Arlette si sono conosciuti in Francia, in un piccolo centro, lei compiva 23 anni e per festeggiare aveva scelto una nuova discoteca, dove non aveva l’abitudine di andare, nel centro storico del villaggetto, proprio la discoteca che in quel periodo era gestita da Maru. Il loro primo incontro e’ stato al bar, quando lo ha visto Arlette l’ha subito invitato al suo tavolo a bere un whisky, anche se la bottiglia era ormai finita, con solo una piccola scolatura del liquore ambrato li’ dentro. Gli occhi le brillavano, ancora non sapeva perché. Qualche incontro casuale, nella lavanderia a gettone, lei che entra, lui che ha finito, e finalmente una sera si trovano a cena, uno davanti all’altra per potersi conoscere meglio. Arlette ha immediatamente lasciato l’appartamento dove viveva indipendente per recarsi da lui che, nel frattempo aveva chiuso la discoteca e iniziava la carriera di militare. Africa, Asia, andava e veniva in tutti quei paesi dove se non c’erano guerre, potevano scoppiare da un momento all’altro; conosceva già gran parte del mondo, che i suoi occhi guardavano riflesso nell’azzurro della laguna della sua isola natale, Bora Bora, dopo questa esperienza un velo si sarebbe sovrapposto al blu trasparente, il velo di chi purtroppo ha visto e ne ha viste tante. Ma questo periodo nei ranghi delle forze armate ha dato a Maru la possibilità di andare in pensione già a partire dai sui 35 anni: 35 anni ed in pensione, con la fortuna che quella vita che aveva spesso rischiato non gli lasciava segni, nessuna grave ferita, nessuna amputazione, era stato fortunato.
Al momento della partenza Arlette non ha minimamente esitato, con una piccola valigia, l’ha seguito fino laggiù, dall’altra parte del mondo, nella sua laguna, quella che riusciva a vedere riflessa negli occhi del suo amato, anche sotto il velo lasciato dalla crudezza del mondo, quell’azzurro trasparente che le aveva fatto girare la testa sin dal primo sguardo. Dall’Europa direttamente sul motu’, quell’isoletta piena di fascino e magia che tutti sognano. “Non mi ha mai chiesto di rientrare in Francia”, dice orgoglioso Maru’ parlando della bella moglie, che ha solo i tratti somatici di una francese, più che adattata alla vita spartana che qui si impone, raccoglie le lunghe foglie si pandanus che mette a seccare, arrotola e con le quali prepara le coperture per i tetti tradizionali, infilzandoli abilmente in una bacchetta appuntita. “Sul motu le donne diventano uomini”, mi dice con un sorriso, ha una faccetta simpatica, attraverso le sue rughe ed i capelli bianchi riesco ad intravedere l’aspetto che doveva avere da ragazza, il corpo ancora agile, snello, indossa sempre dei pantaloncini corti ed una canottierina e le stanno benissimo; hanno messo al mondo 2 figli, una ragazza che studia da infermiera a Tahiti ed un ragazzone, l’amore di sua madre, che si e’ gia’ diplomato ma ama la pesca, tanto da volerne fare la sua vita, il suo lavoro. Poteva restare nelle forze armate dopo la leva obbligatoria, ma mi dice Maru: “Conosco bene questo mestiere e gliel’ho impedito: voglio avere dei nipoti io!”
Sono 25 anni che Arlette segue dei procedimenti ufficiali fino in tribunale per avere attribuite le quote spettanti dei terreni di famiglia, indivisi da parecchie generazioni; e’ il problema principale qui in Polinesia, dove la terra e’ poca ed in comunione, sono rare le isole dove si vive ancora in comunità, che io sappia solo Rapa, la più remota delle australi e Maiao, nell’arcipelago della Società, raggruppata amministrativamente a Moorea, e forse a Fatu Hiva, forse, non ne sono certa. In queste isole ogni azione viene regolata dal consiglio dei saggi: sono loro che dividono secondo i bisogni delle singole famiglie il risultato della pesca, sono loro che danno il permesso di costruire ai giovani quando nasce una nuova famiglia, a volte sono sempre loro che impediscono i matrimoni per evitare i problemi dovuti alla consanguineità, ahimè tanto frequente in questi ambienti ristretti. Arlette ha i sui classificatori ben in ordine, ha capito che essere proprietari e’ una ricchezza, sia per lei che per i suoi figli e persegue questo obiettivo tenacemente: “Non serve a nulla avere proprietà indivise”, no, non serve, non si può costruire, senza costruire non si può affittare, equivale a non possedere le terre o peggio, perché un minimo devono essere pulite, controllate dagli insediamenti altrui… Anche se la legge qui concede la proprietà dopo 30 anni di occupazione. Ma cosa sono 30 anni, col passare immutabile del tempo nelle isole?

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Categorie: Polinesia Francese | Lascia un commento

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