Motu

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Errata corrige: mutu : tagliare – motu : isolotto
16/9
Quando dico che Avventure e’ uno stile di vita e non una semplice agenzia, lo dico a ragion di fatto, se non fosse stato per quella gita, se non fosse stato per quel pic nic…
E solo adesso riesco a capire da dove vengono quel giallo e quel viola che ho usato nella mia bella casa di Roma: sono i colori del tramonto di Bora Bora!
Qui a Bora Bora qui la natura ha un aspetto magnifico, quando si arriva in aereo la prima sorpresa: l’aeroporto e’ su un motu volendo un catamarano della compagnia aerea può portare passeggeri e bagagli fino a Vaitape, il centro principale dell’isola; i clienti degli alberghi di lusso hanno i transfert dedicati, con potenti motoscafi, troverò Philip Vitali ad accogliermi, il magro pittore che vive da 5 anni in solitudine su di un motù, con una barchetta che, rispetto alle altre mi sembra piccolissima… Quando vedrò quella di sua proprieta’ un nero guscetto con un motorino da 15 cavalli capirò che può esserci anche di meno…
Il colore della laguna accoglie con il suo azzurro trasparente lasciando senza fiato: Bora Bora e’ unica in questo, la natura qui e’ di una bellezza rarissima anche per le isole polinesiane, per questo il turismo di lusso e’ così sviluppato qui, per questo sull’aereo tutte queste coppie in viaggio di nozze, la maggior parte italiani…
Oggi soffia il vento che qui viene chiamato Marabù, credo corrisponda al nostro scirocco, come ci allontaniamo dal blu trasparente per navigare nelle onde color inchiostro se ne sente la forza, e’ come s’e la montagna, il cratere dal tipico profilo di questa isola ci faccia sentire la sua potenza dalle profondità della laguna, sino dalle radici dei coralli… “Questo e’ il mare peggiore che si può incontrare qui”, mi dice Philip, in effetti non e’ molto mosso ma il percorso e’ abbastanza lungo, mezzo giro di laguna dal motu dove si atterra a quello dove alloggerò, la stessa distanza dal centro principale, situato di fronte all’aeroporto. Il mio dubbio legittimo di questa avventura e’ se riuscirò ad adattarmi a condizioni così estreme e diverse dalla mia vita di cittadina ed in particolar modo se riuscirò ad essere indipendente io che a stento riesco a salire su di una barca… Da qui si esce solo via mare e la laguna e’ piena di ostacoli, banchi di corallo affioranti, che bisogna conoscere, per non parlare poi delle manovre all’arrivo ed alla partenza, sarò mai in grado di ormeggiare?
Tutto e’ iniziato un giorno, durante un viaggio di Avventure, la Transpacifica, uno di quegli attraversamenti che hanno reso famosa questa agenzia, meno complesso della Via del Ritorno o del KLK, Katmandu Lasha Katmandu, ma sicuramente per me piu’ allettanteo: permetteva di visitare la Polinesia francese. Arrivati a Bora Bora l’esclamazione di Cristina: “La mi garba, oh la mi garba!” in puro accento senese, e sul mutù dove ci avevano portati per il pic nic un cartello: atelier di pittura. Ho incontrato li’ Vitali per la prima volta, il magro allampanato ma muscoloso pittore perso nel Pacifico, che mi ha subito proposto di venire qui, sul suo motù, per dargli un po’ il cambio, per poter essere più libero. Ci siamo sentiti anche lo scorso anno, ma non era possibile, qualcosa era cambiato nella gestione del luogo, non era più possibile. Quando invece mi sono fatta sentire per comunicare trionfante che finalmente avevo abbandonato l’Europa ed ero in giro per le isole per un lasso di tempo non ben determinato, ha subito ribadito l’invito della prima volta. Oramai ero matura per questa esperienza, ho sistemato le mie faccende pratiche e, voila, sono sbarcata quaggiù.
Una bella prova, saro’ in grado di resistere alla fisicita’ della vita qui sul mutù? E’ un luogo da sogno, con tre bungalow, in mezzo alle palme, uno tutto per me, uno per Vitali ed uno che viene usato come atelier di pittura, riuscirò a sbrogliarmela io che non ho il piede marino in un posto da dove non si esce se non in barca? E le centinaia di zanzare che popolano la piccola proprieta’, riuscirò a sopravvivere a queste nuvole di vampiri? La solitudine, l’isolamento non mi spaventano, si e’ molto più isolati in Europa, certo, se Vitali fosse polinesiano, non un frani, sarebbe tutto molto più interessante… Ma non mi posso lamentare.
Pronta ad affrontare questa nuova esperienza, piena di curiosità, con occhi ed orecchie ben aperte. Matava… Ascolta…
19/9 Il motù e’ grande, molto lungo, abitato da famiglie che lavorano la copra, si raccolgono le noci di cocco, una volta aperte si essiccano e l’Huilerie de Tahiti spremendo realizza l’olio di Monhoi impiegato nella cosmetica, o che raccolgono le foglie di pandanus, usato nell’artigianato per realizzare manufatti intrecciati.
Il pezzettino di terra dove mi trovo e’ piccolino, ma non manca nulla, il mio bungalow e’ bello, degno di un albergo di lusso, il bagno all’esterno, senza acqua calda che per i polinesiani e’ un’inutile comodita’, per non parlare poi del bidè che qui non esiste. La cucina e’ nella casetta principale dove c’e’ anche una televisione, e qui ci dorme Vitali, solo quando i proprietari, una coppia attempata, vengono a passare le loro vacanze qui dorme nel suo atelier, circondato dai suoi quadretti.

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Oltre a me ed a lui sul mutù vive Pepette, una cagnona al momento molto malata: la poverina sta subendo una chemioterapia, con tutti i disagi che questo le comporta. Per fare la terapia deve essere portata in barca sull’isola principale, e non le piace affatto, ha problemi di coagulazione del sangue, l’affanno, il singhiozzo… Mi sembra di rivivere momenti gia’ passati al fianco umano.
E non sono momenti che si dimenticano questi!
Il clima non e’ dei migliori, il tempo e’ coperto ed uscire e’ difficile, non sono le cose da fare che mancano, con il nuovo computer ho molte cose da fare e da scoprire, scrivere, modificare foto, montare video… Certo con internet sarebbe diverso. Anche a piedi le passeggiate sono limitate dai cani che proteggono dai furti le varie proprieta’ e sfidare il loro cipiglio non e’ alla mia portata: passare e’ difficile, son veri cani da guardia!
La gente a Bora Bora non e’ molto socievole, sembra che tutti siano presi dai loro affari e non vedano altro. Anche a Tahiti trovavo le persone diverse, più accoglienti, piu’ gentili, piu’ disponibili. Qui non c’e’ passaggio in barca se non dietro un lauto pagamento, non c’e’ bottiglia d’acqua che viene ceduta gratuitamente… Tutto e’ un business qui, prendere o lasciare. Ma sarà questa la vera Polinesia?
20/9
Ha piovuto tutta la notte, l’aria e’ calda ma l’umidità da una sensazione di freddo, un brivido che scorre lungo la schiena. Fortunatamente il pigiama che ho portato e’ adatto e mi scalda abbastanza.
Oggi prima gita a terra, velocemente qui di fronte per comperare quanto necessario per vivere: l’acqua in bottiglia, che e’ quasi alla fine, ne resta solo un goccio nell’economica tanica da 5 litri che Philip ha comprato per me, non me la sento di bere l’acqua piovana, anche se viene purificata da un filtro in ceramica, non me la sento, ha un colore giallino per nulla invitante, non voglio rischiare dissenterie od infezioni intestinali.
Immaginavo la gita sulla terra ferma di fronte come qualcosa di festoso, come un’allegra passeggiata per trovare gli amici, ma non ho amici a Bora Bora, qui non conosco nessuno, ho solo comprato un po’ di provviste facendomi aiutare dall’amico pittore che certo e’ più esperto di me su quelli che possono essere i bisogni su di un motù, ho cercato di collegarmi ad internet, invano, per recuperare quel filo sottile che mi unisce alla civiltà… Nulla, il mio telefono cerca ma non c’e’ rete, anche in un’isola famosa e turistica come Bora Bora e’ possibile restare scollegati dal resto del mondo… Sarà stata la tempesta della notte, chissà, fino a poco
tempo fa era la stessa cosa anche in Italia, le reti saltavano alla prima pioggia importante, anche nelle grandi multinazionali come quella in cui lavoravo…
Mia sorella voleva la garanzia di avere internet un’ora al giorno per il suo viaggio di nozze, “Impossibile garantirlo” la mia risposta che l’aveva lasciata allibita, impossibile anche a Tahiti, se qualcosa si mette storto non c’e’ nulla da fare, solo attendere, carichi della calma si cui i polinesiani sono tanto capaci.
Sono delusa, immaginavo una festa, invece capisco le parole di Philip, la sua poca voglia di scendere a terra, il voler vivere il mutù il più possibile, nella sua globale interezza, senza perderne un attimo.
C’e’ chi paga per tutto questo, e salatamente, per dormire nei bungalow sulla spiaggia, proprio come il mio, o su pilastri che si specchiano nella laguna, c’e’ chi paga, io sono qui in cambio di un po’ di collaborazione, nemmeno troppa, visto che per ora non ho molto partecipato attivamente alla sua vita, nemmeno alle necessita’ del fazzoletto di terra, le vedo un po’ come cose da uomini, e in effetti e’ così, posso raccogliere le foglie, cucinare qualcosa la sera, il resto del tempo me ne sto o in giro in spiaggia o nella mia tana a leggere, a montare video col nuovo gioiellino; verso il tramonto guardiamo insieme la tv, anche se i canali in chiaro non sono poi molto interessanti, ho subito notato che i nostri gusti in fatto di programmi non coincidono affatto, come vede che ho interesse per qualcosa me lo fa gentilmene vedere senza commenti, anche quando e’ stanco non mi spinge fuori dalla casetta che ospita anche il suo letto.
E’ una persona cortese ed educata, estremamente ordinato, se continua così i nostri rapporti saranno estremamente facili; piano piano si apre e mi parla di se, di come ha disertato perché proprio non sopportava il servizio obbligatorio di leva e come, approfittando di un permesso di 3 giorni, sia volato cin quaggiù, nella lontana Polinesia, andando a vivere in un atollo delle lontane Toumutu, usando un nuovo nome. “Vitali e’ il nome che avevo dato al personaggio di un mio romanzo” confida, chissà se Philip e’ veramente Philip, chissà se ha qualche altra avventura nascosta, chissà se la sua cortesia e’ vera od affettata…
Per ora sono qui, dividiamo il piccolo terreno con le quattro casette, prima di me e’ passata Margherita, una napoletana, che non parlava francese ma si era subito adattata a questa vita di sola natura, “E’ rimasta un mese”, mi dice, “Poi ha scelto di rientrare per continuare a lavorare in previsione della pensione, ha 52 anni, ne deve lavorare ancora 3 “. Mio caro, temo che la tua ultima ospite abbia voluto fare una bella vacanza gratuita, di pensione in Italia proprio non se ne parla! E tanto meno a 55 anni! E prima di lei una ragazza giovane che voleva sempre uscire, “E’ restata un fine settimana, solo un fine settimana, si era iscritta ad un corso di yoga e voleva attraversare la laguna tutti i giorni, aveva la ‘boujotte'” bhé, son qui da 4 giorni, questa almeno l’ho superata!
E la prima ospite e’ stata anche lei un mese, molto tempo fa’, veniva da Huahine, un’isola qui vicina, era forte, corpulenta, in grado di resistere alla vita sul motù, bruciava in continuazione le cortecce delle noci di cocco per scacciare le zanzare, che qui la fanno da padrone, poi ha trovato modo di imbarcarsi su un battello a vela e se ne e’ andata.
Philip cerca qualcuno che resti qui per essere più libero, per avere meno il peso del controllo del tutto, la sola presenza continua di qualcuno impedisce i possibili furtarelli, se si lascia il posto abbandonato, piano piano ogni cosa sparisce, una sedia, un tavolo, una pentola, oggetti da nulla, preziosi su di un lungo motù dove ogni suppellettile deve essere ordinata, lungamente attesa, trasportata in barca, scaricata… La vita si riduce inevitabilmente all’essenziale.
Ho subito capito che nei miei 16 kg di bagaglio ne ho almeno la meta’ di troppo, il phon che non si può usare, i pannelli solari non forniscono energia sufficiente, le pile si scaricherebbero in un attimo, i vestiti alle caviglie, visto che da qui si esce solo in battello, bastavano 4 parei, due comode magliette e nulla più. Il guardaroba di Philip e’ ridotto a poche T-shirt appese a fianco al suo letto, gli ho portato in regalo una camicia fiorata, a fiori discreti, di un buon cotone chiaro, vedo che la sera la indossa con piacere.
Mi sono posta un obiettivo: restare qui fino a quando avrò terminato la stesura del mio libro, vediamo, al momento mi sento come il Poeta, incapace di concentrarsi per ore, anche giorni talvolta, ancora non ho aperto quel file, ancora non mi ci sono concentrata, anche se so che basterà iniziare, affacciarvisi dentro per non riuscire più a toglierci la testa.
22/9
Il sole e’ arrivato, finalmente, con i suoi caldi raggi ha subito trasformato ogni cosa, ridando la vita con il suo caldo tepore alle palme, agli arbusti, ogni albero e’ immerso in una luce differente. Anche la laguna, questa tanto famosa laguna ritrova il suo splendore sotto i suoi raggi, con il bel colore azzurro trasparente che tanto la rende famosa. Scivolo nelle sue acque e mi lascio avvolgere dolcemente, in alcuni punti piu calda, in altri fresca, c’e’ sempre qualcosa da ammirare al suo interno, i ricci scuri dai lunghi aculei disposti con abile geometria, come se qualcuno si fosse divertito a farne una composizione, i minuscoli pesciolini blu intenso si rincorrono fra un aculeo e l’altro, lasciando guizzanti riflessi blu; anche dov’e il fondale e’ di sola sabbia miriadi di pesci silenziosamente acquattati si riposano in assenza di corrente. Due grosse razze grigie mi danzano intorno, eleganti, maestose, non sembrano essere disturbate da me, scivolano con eleganza come avvolte da una grigia mantella…
Sulla spiaggia chiara in grana grossa di corallo, se si osserva bene, tutto e’ in movimento, ogni conchiglia ha un abitante che non si azzarda a lasciarla nemmeno un momento e se la trascina sopra le spalle: dovesse arrivare un altro granchietto e farne la propria dimora? Certo che la conchiglia scelta deve essere giusta, ne troppo grande ne troppo stretta, giusta, quando si cresce allora si’ che la si abbandona per partire in cerca di una più giusta. E mi sento un po’ così, partita per il mondo in cerca di una mia dimensione, della mia conchiglia, riuscirò mai a trovarne una adatta? Al momento sono in posti meravigliosi, li annuso, ne godo, non trovo radici.
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Categorie: Polinesia Francese | Lascia un commento

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