Dove?

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Ne ho fatti di progressi verso la consapevolezza della mia vita da quando, un po’ forzando i tempi, un po’ confusa, senza idee ben chiare, o ancora peggio, credendo di di sapere cio’ che volevo, sono volata in Nuova Caledonia… Mi piaceva l’idea di cambiare vita a 50 anni, ne avevo gia’ compiuti 51 e sentivo di dovermi sbrigare, di doverlo fare, dinon avere molto tempo avanti… Il tempo, già, l’ho sempre vissuto come un avversario spietato da combattere con il suo scorrere ritmato e regolarmente inesorabile, l’amico cinese dei figli di Maeva ha commentato su di me: “Da giovane Manuela deve essere stata una bella ragazza” come da giovane, sono ancora giovane, mi sento piena di forze ed il mio spirito vola leggero come quello di una ragazzina!
Il tempo, gia’ il tempo, ho sempre cercato di riempirlo, di fare, vedere, visitare, conoscere, non ho rimpianti nella mia vita, ho sempre fatto quello che ho voluto, ci sono sempre riuscita, riuscita perche’ so adattarmi alle avversità, alla durezza che si può trovare all’improvviso dietro un angolo, accettando gli eventi, lasciandomi andare nello scorrere delle corrente della vita anche quando diventa veloce quando si scorre in mezzo alle rapide e si e’ circondati da pericolosi scogli aguzzi; non ho mai subito quello che mi e’ accaduto. La cara Lucie quando le ho raccontato le storie del mio intestino ha commentato: “Il tuo corpo e’ guarito da solo nel momento in cui hai accettato cio’ che poteva accaderti” il corpo e la mente umana sono qualcosa di profondamente meraviglioso!
E sono volata a Tahiti con immensa felicita’, nel mio primo viaggio avevo capito che non era la Nuova Caledonia, bensì la Polinesia la mia “terra promessa”, anche se la scelta iniziale era forzata da un risvolto pratico non indifferente: nella Gran Terre ero certa che la mia salute sarebbe stata presa in carico, dalla Polinesia nessuno aveva risposto: per me questo e’ di fondamentale importanza!
Ho trovato nella severità dei giudizi sulla mia vita e nell’ossessione per la pulizia domestica della mia amica Anne i modi di fare di mia madre, quel non apprezzare e non accettare mai la mia persona che ha causato tante sofferenze nel corso della mia vita. Ho ritrovato le attitudini della mia madre naturale, lo stesso tipo di pensiero, ed e’ stato un grande dolore per me, un sentirmi perseguitata, come se fosse chiaro che dovunque nel mondo questo senso di inadeguatezza sarebbe stato con me, mi sarebbe appartenuto ovunque.
Avevo lasciato un figlio trentenne, avevo ritrovato un trentenne con l’attitudine da figlio, come “collocataire”, era quello che sarebbe potuto essere mio figlio se non si fosse raddrizzato, beveva, fumava la marijuana che coltivava, viveva in un disordine impossibile che neanche percepiva e non aveva i soldi per mangiare, vittima dei suoi pasticci nei vari lavori che non riusciva mai a tenersi; ma era gentile, ben educato e sensibile; questa breve convivenza mi ha fatto apprezzare ancor di più la maturità del mio adorato figlio, che riesce immediatamente ad inquadrare, sviluppare e trovare una strada per ogni situazione.
Non posso dire che l’incontro con David sia stato negativo, grazie a lui ho conosciuto Yvette, quella che sarebbe diventata per me quasi una mamma adottiva, generosa, intelligente, e capace di fare ogni cosa, dallo trasformare un mucca in hamburger allo sgonfiare le ruote a chi osava posteggiare davanti al suo garage; e ci siamo completate, potevo essere io la bimba che ha perduto proprio nel lontano 1960 il mio anno di nascita, mentre ho trovato in lei quell’affetto che tanto mi manca, col carattere duro della mia madre naturale, che non riesce accettare una figlia diversa dal suo modello ideale.
Ho trovato un padre nel buon Micael, uomo avvezzo ad aiutare le giovani donne smarrite, come certo ero smarrita al mio arrivo in Caledonia, anche se non sono caduta nella “rete” del suo aiuto avvinghiante, ma la sua età ed il suo modo di fare da ex uomo di potere, abituato a comandare mi hanno certo ricordato il mio papà col quale non posso più nemmeno parlare per telefono.
Ed ho capito, nel corso dei 10 mesi del mio primo viaggio che ciò che più mi piaceva era quella sensazione di libertà, di non avere una casa, di poter andare e venire a mio piacimento: “on the road”, si Damiano, hai ragione, questa e’ la dimensione migliore che più si addice alla mia vita in questo momento, quindi decisa verso l’obiettivo: svuotare la casa di Roma, affittarla e ripartire, senza alcun rimpianto, anzi, sicura della validità della scelta, per conoscere, esplorare, vedere e capire al meglio quest’angolo di mondo da noi così lontano. La permanenza in Italia e’ stata come un incubo durato 4 mesi, non sapevo quando, ma sapevo bene di voler volare via, verso questa vita che sento mi appartenga molto di più’, mi da una profonda serenità interiore.
Ed ho lasciato un cane ed ho trovato un cane, con la tenera Cannella che cammina al mio fianco con la fierezza di un cane poliziotto, da me addestrata a passeggiare al guinzaglio: grazie a lei sono stata 3 settimane in una bella villa con piscina non lontana dal centro città, niente male, vero?
Le tre settimane stanno finendo, ancora due giorni, e dovrò lasciare tutte queste comodità, anche se la casa grande, la piscina, il giardino, i vasi da annaffiare sono impegni che, grazie, non voglio più avere.
Questa mattina preparerò un bagaglio snello per affrontare le isole di questa parte di mondo con lo stretto necessario; non so ancora dove andrò, sono sospesa fra varie possibilità, in attesa che una si faccia avanti nella mia mente.
Ho ancora 2 giorni per decidere!

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Categorie: Polinesia Francese | Lascia un commento

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