Montagne

E non mi sembra ancora vero, in questi soli 4 mesi ho smosso le montagne, anche se ho incontrato non pochi momenti di difficoltà: appena arrivata i miei piedi si sono riempiti di tagli per averli rinfilati in scarpe chiuse… Girare con le infradito nella neve non era proprio possibile, ma calzare scarpe era diventata una vera e propria tortura.

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Credevo di avere la tallonite, era invece l’abitudine a camminare in ciabatte, in Polinesia tutti hanno i piedi belli liberi, saldamente appoggiati sul terreno, e io non ero da meno! Le mie estremità inferiori si rifiutavano di entrare nelle scarpe. Ho sostenuto ogni genere di visita medica, per ripartire “Tutta in ordine” come ha detto la dottoressa che mi segue; alcune non molto piacevoli, anzi, per nulla; nei vari screening ai quali sono stata sottoposta ho avuto una piccola disavventura: “Hai mai fatto la Colonscopia?” Mi aveva chiesto il dottor Lam Guyen a Tahiti, “Dopo i 50 anni e’ obbligatoria” e vedendo la mia faccia preoccupata ed il movimento involontario che aveva accompagnato le sue parole, come se mi avessero dato un calcio sul sedere: “E’ solo una ogni 5 anni…” A casa avevo trovato una lettera per fare la ricerca del sangue occulto nelle “selle” un’analisi che può sostituire, anche se non in maniera esaustiva, questo accertamento ben più invasivo, siamo forti noi italiani, con il minimo sforzo otteniamo grandi risultati… Ho consegnato la mia provetta impacchettata in 3 buste di plastica e dopo qualche giorno, quando a tutto pensavo fuorché a questo, una telefonata: “Signora lei e’ risultata positiva.” Ma sempre per telefono me lo devono comunicare? E sempre questa positività che tutto e’ fuorché una bella notizia… E la voce angosciata che continuava: “Domani, domani la visita.” Come domani, un attimo, datemi un attimo per capire, per abituarmi all’idea… “Va tutto organizzato al più presto, signora.” E nel giro di 10 giorni ci siamo ritrovati in auto la mattina molto presto, mio figlio che mi accompagnava ed io per andare a far quell’esame con delle premesse che non promettevano nulla di buono… “La presenza del sangue occulto indica dei polipi che col tempo si trasformano in carcinoma,” mi aveva detto la voce angosciata, forse per convincermi ad essere veloce, ma proprio non avevo voglia di scapicollarmi, anche se nei giorni a seguenti era come se mi fosse calato un velo nero sugli occhi, altro che Tahiti, altro che giri nel Pacifico… “Ago, qualsiasi cosa ti dicano sappi che mamma ha vissuto bene,” per consolare il mio povero figlio solo a portare il peso di questa madre e nessuno con cui dividerlo, “Ho avuto una bella vita ed ho sempre fatto quello che ho voluto.” La sala d’attesa piena di gente, questa bella abitudine di dare a tutti l’appuntamento alla stessa ora, mi chiamano per prima, passo davanti a tutti, mi fanno entrare in una stanzetta, ci sono il medico e l’infermiera, il medico la guarda, annuisce e la donna preme lo stantuffo della siringa infilata nel mio braccio, una sedazione, non l’anestesia, che comunque mi tramortisce, mi ci vorrà una settimana buona per riprendermi, ho un fisico così “pulito” e poco avvezzo ai farmaci che mi basta guardare una fialetta di Valium per cadere addormentata, riprendo coscienza, l’infermiera adesso svuota la mia pancia dall’aria, mi hanno gonfiata come un pallone per poter guardare meglio, vedo il volto di mio figlio: “Mamma niente, non hanno trovato niente!” Ripete per essere sicuro che lo capisca, nel mio intorpidimento; sono stanca, ho sonno, voglio solo dormire, “Signora si sente male? Vuole andare al pronto soccorso?” no, male no, ma ho sonno, non riesco a tenere gli occhi aperti “Signora deve andare a casa” e il medico crudele mi impedisce di sdraiarmi nei 2 lettini vuoti, permette solo che dorma un po’ sulla sedia a rotelle, il minimo per essere in grado di farmi depositare a casa ed essere scaricata nel mio letto, finalmente! E dormire fino a sera.
Ho curato i miei denti, facendomi martellare, devo dire con molto garbo, dall’amica dentista.
Ho svuotato la mia grande bella casa per riporre tutto in una lontana cantina alla quale si accede dopo una bella camminata in un lungo androne e dopo aver sceso due rampe di scale, naturalmente senza l’aiuto dell’ascensore che parte inutilmente dal mezzo piano…

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Anche in questo, oltre all’enorme fatica, fisica e mentale, ho subito il crollo delle mensole, malamente fissate da viti troppo corte, con la sola punta infilata nel legno, così gli scatoloni hanno vomitato i miei abiti sul pavimento… Un coperchio di cartone sospeso in aria, drammaticamente trafitto dalla mensola di ferro…
Se non fossi stata accompagnata sarei sicuramente svenuta davanti a questo scempio, gli oggetti della mia vita riversi sul pavimento di una cantina… Per fortuna l’amico che era con me mi ha mandata via, mi ha fatta salire nella casetta all’ultimo piano, ha raccolto e rimpacchettato il tutto proteggendomi dall’impatto devastante di questa rovina.
Non sopporto più l’Italia e gli italiani, questi modi di fare furbeschi, pronti a concedere fregature con generosità, questo Stato che tartassa tagliando senza pietà servizi essenziali per la salute e per il sociale, la gente incattivita, chiusa, isolata.
I sistemi sempre più complessi tortuosi ed instabili, chi non si adegua e’ perduto! E mi sento persa in questo paese che non sento più mio, dico in giro: “Io sono Polinesiana”, ma non e’ un vezzo, come non lo e’ quel fiore che quando mi ci adorno i capelli attira sguardi curiosi, abbiamo forse dimenticato che le nostre nonne si sposavano con in capo la coroncina di fiori freschi?

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Mi ha impressionato uno spettacolo teatrale dove chi sedeva nelle prime 5 file doveva mettersi un fiore fra i capelli: il primo giorno le ragazzine della scuola sono arrivate tutte con fiori finti, il secondo giorno gli adulti direttamente senza fiori, era imbarazzante, ma su mia istigazione hanno strappato tralci di gelsomino dal muro del giardino e se ne sono cinti la testa: e’ stato bellissimo vedere quei colori e sentire quel profumo!

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Ho affittato la mia casa, “Sto pregando affinché trovi una famiglia per bene che venga ad abitare a casa tua” le parole di suor Anna Maria, missionaria da 50 anni in Nuova Caledonia, e la famiglia per bene un paio di giorni dopo si e’ materializzata davanti a me, prima la madre, una bionda esile ed educata, poi il padre ed i due bambini, talmente educati da non sembrare veri, carini e contenti dello spazio maggiore e bene organizzato di una casa accogliente, molto più adatta ad una cara famigliola che ad una persona sola, vederli entrare con le loro cose nelle mie stanze mi ha fatto piacere, so che avranno cura di lei, forse anche più di me.

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Ho sempre provato amore per le case dove abito e questo amore si vede, si percepisce, anche quando, come in Burundi avevo una villetta uguale a tutte le altre, la mia si distingueva, con piante, stuoie e qualche pareo ero in grado di operare la differenza.
Ho salutato gli ulivi della campagna con un’ultima passeggiata sotto le loro fronde argentate, ho gustato un pane toscano farcito di quel prosciutto che tanto mi mancherà, potrò consolarmi col pesce crudo condito col latte di cocco, paese che vai…

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Sono andata a trovare la mia casa sulla laguna, a passare una giornata con gli amici inquilini, quelli che la abiteranno e la useranno per il futuro, anche in questo caso sono stata fortunata, sono veramente persone speciali!
Ho portato un fiore sulla tomba di mio padre e questo mi ha permesso di passare una giornata con i cugini di Bologna, la mia città natale, dove ritrovo sempre con piacere le mie origini; il viaggio in treno e’ stata una piacevole scoperta: abitare sopra una stazione ha i suoi vantaggi, ed il nuovo treno Italo e’ tanto piaciuto al mio canetto, con quella bella aria condizionata che ci ha risparmiato, almeno per un giorno, l’opprimente canicola romana.

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Ho salutato i miei bei nipotini partecipando all’emozione di una medaglia d’oro conquistata nel nuoto sincronizzato, le loro vite mi piacciono tanto, sereni e liberi di esprimersi, sempre impegnati in attività interessanti scelte da loro, i teneri arbusti dei loro corpi crescono ben coltivati puntando diritti verso il cielo!

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Ho lasciato con grande rammarico il mio figlietto unico ed adorato, confortata dal fatto che ha sempre poco tempo da dedicarmi, intento com’e’ a costruirsi e vivere la sua vita. Ho lasciato mia madre inviperita per la mia partenza, e’ inutile, mai, non ha mai accettato le mie scelte, figuriamoci ora col peso degli anni; ho lasciato un’amica malata, col dispiacere di non poterla aiutare in questo momento, cercherò di rimanere in contatto, farle sentire il mio affetto anche da questo luogo remoto; ho lasciato tante persone care che hanno percepito il mio scollamento dalla vecchia vita e ne hanno sofferto ma e’ così, la mia dimensione e’ cambiata, l’importante e’ averla trovata, si in questo momento della vita ho finalmente trovato la mia dimensione!

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Categorie: Polinesia Francese | 2 commenti

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2 pensieri su “Montagne

  1. pablo

    Cara Manuela, finalmente ti ho ritrovata. Ho mostrato il tuo blog anche a Giorgio e Paoletta. Saluti e buon proseguimento. Pablo

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