Obiettivo raggiunto!

 Continuate ad ordinare il libro, i proventi aiuteranno negli studi uno o più ragazzi dell’isola!

Oggi, 16 settembre, obiettivo raggiunto per la campagna di crowdfunding del libro “Heiva a Raivavae”! Con 57 giorni di anticipo!

Un GRAZIE infinito ai sostenitori!

Grazie ai 3 sostenitori che ne hanno ordinate 6 copie!

Grazie ai 5 sostenitori che ne hanno ordinate 4 copie!

Grazie alla persona che ne ha ordinate 3 copie!

Grazie a chi dalla lontana Polinesia ha ordinato 6 eBook per regalarli ad amici e parenti, pur non leggendo l’italiano!

Grazie a tutti voi che avete creduto in me ed avete ordinato una copia cartacea od un eBook di questo libro!

Grazie a colui che ha ordinato la copia cruciale, l’ultima mancante per permettere di arrivare all’obiettivo!

La Polinesia è felice ed aiuta sempre queste iniziative, mandando un sacco di Mana! Cos’è il Mana? Basta leggere il libro per scoprirlo, un intero capitolo è dedicato a questo!

L’avventura non finisci qui, anzi, siamo solo all’inizio… Adesso arriva la fase di editing, esperienza nuova, e bisogna continuare a promuovere il libro, visto che, GRAZIE a VOI, verrà stampato.

Continuate ad ordinarne copie, questo libro merita di essere letto, sfogliato regalato!

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Amazonia

Dei posti dove sia difficile svolgere la vita umana, l’Amazonia è certamente uno di questi. Area di enorme estensione, situata fra Ecuador, dove l’ho visitata, Colombia e Brasile, non ha strade, la si percorre navigando tortuosi corsi d’acqua su lance scoperte, spesso sotto la pioggia battente, coperti dai poncho impermeabili.
La fittezza della vegetazione è impressionante, la foresta pluviale che tutto ricopre sviluppandosi in strati sovrapposti, abitati da animali differenti: i caimani in basso, scimmie ed uccelli di vari specie in alto, insetti e serpenti per ogni dove. L’acqua che circola nei rii prende il colore marrone dal tannino delle piante, solo nella laguna grande, piana di origine alluvionale, ha il riflesso verde cupo della natura che la circonda. In questa luogo ostile, sempre umido e gocciolante, vive, fra le altre, una meraviglia del regno animale: il delfino rosato. Abbiamo avuto la fortuna di vederlo: ci è venuto incontro mentre navigavamo sul fiume, compiendo simpatiche evoluzioni, felice della pioggia. Questi animali si trovano unicamente in Amazonia, non si sa bene se il loro colore diventa rosato quando siano accaldati o se alcuni esemplari lo conservino sempre, come le differenti razze del genere umano.  

Per le popolazioni indigene i delfini rosati hanno una magia particolare, si trasformano in uomini, alti, belli, accuratamente vestiti con pantaloni bianchi, poncho e cappello di paglia per nascondere il buco di sfiato sulla testa attraverso il quale respirano. Seducono le donne facendole ballare tutta la notte, nessuna donna riesce a resistere al loro fascino, scelgono sempre la più bella, la portano avvolta in un tenero abbraccio a passeggiare romanticamente in riva al rio… La mattina dopo la donna non ricorda nulla di cosa sia successo durante la notte… Qualche mese dopo scopre di essere in stato interessante!

I delfini rosati vengono considerati i padri di tutti i bambini nati da madri sole, all’anagrafe non mancano registrazioni dove il padre dichiarato sia lui, il delfino rosa! 

Gli uomini dell’Amazonia stanne molto attenti a questi animali, per evitare che le loro mogli si ritrovino incinta di un bel delfino rosato!

Sono state giornate umide e gocciolanti, sono state giornate trascorse come se si vivesse all’interno di un documentario. 

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Paraguay 

Il Paraguay è un paese interessante, il cuore del Sudamerica, come ha detto papa Francisco, un paese piccolo, senza sbocco al mare, ma autentico ed ospitale.Importante notare come questo paese abbia conservato la lingua parlata prima delle invasioni europee, il guaranì, i paraguegni sono tutti perfettamente bilingue ed esiste il progetto di far diventare questa la lingua ufficiale dello stato. 

I Guaranì sono dei simpatici indigeni, cacciatori raccoglitori, che vivevano nella zona centrale del Sudamerica, spostandosi al primo segno di riduzione delle risorse naturali delle quali vivono; in questo modo sono riusciti a scampare l’educazione gesuitica e la pressione coloniale ed a mantenere lingua e tradizioni che, inutile dirlo, seguono l’andamento della natura. I confini non esistono per loro, passano da Brasile, Argentina, Uruguay a seconda delle necessità stagionali.

La capitale Asunción è la Madre de Ciudades, fu dal 1537 la prima base dei conquistadores che da qui si irradiarono, navigando sulle acque del Rio Paraguay prima e del Rio Paranà poi, per fondare le altre città, oggi importanti, del Sudamerica. 

Le sue strade principali sono 5, disposte come le dita di una mano, il centro non è molto vasto e maltenuto, la vita si è spostata nella parte moderna, in piena espansione, lasciando a vivere nel degrado chi non abbia potuto o voluto traslocare. 

La Costanera, il lungofiume, è meta di passeggiate e piccole imbarcazioni, ma non solo, come vagoni di un treno le lunghe chiatte piene di chissà quali mercanzie passano spinte dai rimorchiatori.

Il cuore della città è indubbiamente il Mercado 4, dove è possibile comprare qualsiasi cosa, una Vucciria gigante. Un film che ha avuto successo è stato girato qui, il titolo “7 cajas”, mi sono promessa di vederlo al mio rientro.

Ho trovato ciò che volevo ad Asunción, un alloggio comodo e simpatico per riposarmi e riorganizzarmi prima dell’Ecuador.

Fatto il bucato, mi sono concessa per la prima volta un pedicure, ho colorato i miei capelli con l’henné, mi sono riposata per riprendere forze ed eccomi pronta per la prossima Avventura! 

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Tereré

Come è potuto capitare questo? Sono nella Placa Uruguaya in Paraguay ad Asunción a bere il tereré con un ragazzo dell’Argentina ed uno del Brasile…

In Paraguay in questa stagione è molto caldo, tutti si fermano a bere una infusione che calda si chiama mate, ma che può essere fredda e con l’aggiunta di erbe fresche pestate al momento in un grande mortaio di legno. Bevanda rinfrescante ed energizzante! 

Questa foto riassume il mio giro degli ultimi giorni! Ciao Gonzalo, ciao Nando, spero di rincontrarvi presto!

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Iguaçu Iguazu

Fragorose, imponenti, infinite… Narra la leggenda guaranì che la bella Naipi, figlia del capo, si era innamorata di Taruba, un giovane della tribù vicina e la data delle loro nozze era già stabilita.

Ogni anno veniva sacrificata una giovane a M’boy, il dio serpente che viveva nel fiume, per tenere a bada la sua furia.

Naipi non era stata prescelta per questo sacrificio, ma si specchiò nell’acqua del fiume, M’boy la vide e ne restò incantato, mai gli era stata offerta una fanciulla così bella! Subito pretese dai Guaranì la bella Naipi in sacrificio. 

Rifiutare era impossibile.

Nottetempo Taruba venne a cercare la sua promessa e fuggirono insieme su una canoa lungo il fiume. Il dio se ne accorse e furioso, fece sprofondare l’intero fiume davanti a loro, creando un’enorme spaccatura. Trasformò Naipi in roccia, ai piedi della cascata affinché non potesse più scappare ed il giovane in una palma sul bordo dell’abisso, che potesse vederla ma non più toccarla, per l’eternità. 

Il primo europeo a vederle fu Alvaro Nuñez, nel 1542, in zona vivevano e vivono i Guaranì, parola che significa guerrieri, più esattamente i Guaranì-mbià, e nella loro lingua Iguaçu significa i, tanta, guaçu, acqua. 

Interessante sapere che la lingua dei Guaranì, è il tupi, non solo parlata ancora oggi in una zona molto vasta del Sudamerica che comprende Argentina, Brasile Bolivia e Paraguay, in quest’ultimo stato esiste il progetto di farla diventare lingua nazionale, per sottolineare l’identità del paese, dove viene parlata dall’86% della popolazione. Non per niente l’indipendenza dalla Spagna venne conquistata nel 1811. 


Con i loro tre chilometri di larghezza queste cascate sono uniche l mondo! 275 salti dell’altezza media di 65 metri, particolare la garganta do diablo, dove si riuniscono 14 cascate per un dirupo di 90 metri, formando una fitta nebulizzazione che si libra leggera fino in cielo, per giungerai alle nuvole in un trionfo di arcobaleni. I 1.500 metri cubi di acqua al secondo che sprofondano fanno sì che vengano visitate da almeno 2 milioni di persone l’anno.

Da visitare il lato argentino e quello brasiliano, meglio alloggiare in Brasile, più economico e meno turistico! 


Nelle gite alle cascate mi sono fatta degli amici:


Il pesce gatto, enorme!


Tanti coati, un procione col naso da formichiere…


Un giovane caimano…

Purtroppo il sentiero Macuco era chiuso per la presenza di troppi giaguari e mi sono persa l’armadillo!

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Da Iguazu ad Asuncion

Il gestore della posada Flores mi voleva assolutamente aiutare. Prima mi ha proposto di partire per Asuncion con la sua socia alle 4 del mattino, troppo presto per me che non ho bisogno di arrivare ad un orario preciso, anzi voglio godermi il viaggio. Non avrei attraversato il confine a piedi, esperienza che volevo proprio fare, anche se con le scarpe e non scalza, vero Alessandra? La socia era un’energica quarantenne con i capelli tinti di grigio, non grigi, tinti di questo colore, magari fumava o chissà come guidava… Avrebbe viaggiato con il suo compagno, un mulatto che doveva darle belle soddisfazioni.Non contento, la mattina dopo colazione il gestore mi ha infilata quasi a forza nell’automobile di due sposini, tutti perfettini, appena arrivati da San Paolo per comprare nella conveniente Ciudad del Este, in Paraguay l’elettronica per la loro nuova casa. Né io né loro abbiamo avuto modo di controbattere, mentre scaricavano i loro pochi bagagli ha infilato nel cofano il mio valigione maremonti, ha spiegato che dovevo far timbrare la mia uscita dal Brasile e siamo partiti. Con lo spagnolo me la cavo, del portoghese proprio non capisco nulla, loro masticavano una decina di parole di inglese… Ho atteso, in balia degli eventi, fino a che, arrivati vicino alla dogana, mi hanno scaricata con tutto il valigione ed hanno continuato per la loro strada. Messo il timbro sul passaporto, il tassista di ieri mi aveva avvisata: “Devi farti timbrare l’uscita, altrimenti risulti sempre in Brasile” visto che la grande massa di gente che passa la frontiera non ne ha bisogno e se si segue il flusso si rischia di diventare clandestini senza esserlo, ho affrontato il ponte. Non c’era pericolo, solo era in salita e lo spazio in cui passare stretto ed affollato. Sono giorni di festa in Argentina e Brasile questi, tutti ne approfittano per venire qui a fare spese. Avrei voluto una foto mentre camminavo sul ponte, con zaino e valigia, ma tutti correvano verso la metà agognata, mi sono dovuta accontentare di fare una foto al fiume. 

Arrivata in Paraguay, timbrato l’entrata, sono salita su un autobus di linea che ho potuto pagare con pochi soldi brasiliani che mi erano rimasti, sempre io ed il valigione, sempre aiutata a caricarlo dalla gente. Arrivata al terminal dei colectivos, il Sudamerica si sa, lo si gira in bus, un giovane mi è letteralmente venuto a prendere per farmi salire sul bus della sua compagnia, diretto ad Asuncion, sì, ma con tutte le fermate possibili! Ho guardato il panorama, ho visto due volte lo stesso film, sempre quello passava il convento, e non si arrivava, non si arrivava mai! 

La strada, con le sue due corsie tagliava il paese a metà e mi ha permesso di averne una visione generale. Tanta gente, tante piccole casette, tanti piccoli negozi, si può comperare da mangiare ovunque! Ambulanti salgono e scendono dal bus con le loro mercanzie, proponendo succhi di frutta, panini, asadito, spiedini di carne… il Paraguay è un paese meno sviluppato rispetto a quelli che ho visitato finora, mi sembra autentico, anche se selvaggio, mi piace vedere le piccole costruzioni in mattoni rossi con le tegole sul tetto!

Abbiamo incrociato un terribile incidente, un camion aveva colpito e distrutto un’auto, facendo volare anche un motociclista. Chissà quale era stata la dinamica dell’incidente, se la moto aveva causato una brusca frenata, o l’auto tentato un sorpasso azzardato, od un colpo di sonno del camionista… 

Passato il lago il paesaggio è diventato meno agreste e più cittadino, perdendo la sua bellezza, ingolfandosi di mercati e di gente. Un tratto urbano ed eccoci al terminal di Asuncion. 

Dovevo cambiare un po’ di soldi, almeno per pagare il taxi, con la stanchezza rischio sempre di fare confusione, dopo aver cambiato in guaranì Paraguaiani i pochi soldi brasiliani rimastomi, ho chiesto moneta uruguaiana. Vedevo che c’erano difficoltà a procurarmela, non riuscivo a capire il tasso di cambio, me ne aspettano molti di più… Per fortuna ho chiesto quanto costasse il taxi per il centro, l’omino mi ha detto: “Non hai abbastanza soldi, vai in bus” Come, e questi cosa sono? “Questi non sono di qui!” Sventato l’errore fra mille risate, presa la giusta moneta, sono salita sul taxi guidato da un argentino, qui da 30anni per sfuggire la crisi nel suo paese. Mi ha chiesto circa la metà di quanto previsto, seguendo il tassametro, chiacchierando amabilmente. L’alloggio è carino, una casetta tipica adibita ad hostel, era la casa della nonna ed ha mantenuto la sua struttura, con i due patio e le sue piante, sembra anche abitata da gente simpatica. Sono andata a piedi nel vicino centro per veder un po’, pericoloso? Non pericoloso? Certamente un luogo dove fare attenzione. Ho mangiato una buona zuppa di pesce nell’equivalente del nostro caffè Greco di via Condotti, mi piace viziarmi quando sono stanca, e via a nanna, che era già tardi.

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Brasile


Sono tornata in Brasile 40 anni dopo, come se niente fosse.

Un breve passaggio di un giorno per ammirare le cataratas anche da questo lato.

Era stato il mio primo viaggio intercontinentale, sola, senza i genitori, invitata da un’amica mooolto benestante. Mi ero ritrovata a Rio de Janeiro, e mi era così piaciuto, che l’anno seguente avevo fatto di tutto per tornarci con la famiglia, per condividere la mia bellissima scoperta. Non scorderò mai quel primo viaggio in Sud America, perfetto per le emozioni provate, per le sensazioni vissute. La spiaggia immensa, le onde, fredde, che ti risucchiavano per trasportarti in pieno oceano, la sabbia fresca intorno al piedi al tramonto, quando ci si indugiava a parlare… “Ti muovi come una ballerina” Mi disse una signora, “Studi forse danza?” No, ma sarebbe stata la mia grande passione! 

Ho ancora in bocca il sapore del budino al cocco, bello caramellato, le insalate fatte di foglioline mai viste, gli ananas che si chiamavano abacasci… Cafesito cafeson, caffè corto o lungo? 

Quel capodanno passato a ballare la samba in non so quale prestigioso locale, la tavolata di italiani, non il gruppo con il quale ero, impazzita intorno ad un magnifico trans, ed io, scatenata, scatenatissima come sempre, ma questo non mi aveva impedito di conoscere un fratello ed una sorella italo brasiliani, venuti con i genitori, seguendo il filo delle proprie origini. 

Ci siamo visti e rivisti… Abitavano a Firenze. La prima volta che ho guidato in autostrada è stato sulla Pisa Firenze, per andare a pranzo da loro, con la vecchia mini di mia madre che vibrava tutta e mi sembrava di pilotare un jumbo… 

Così diversi da me e dalla mia vita, così perfetti, con quella madre brasiliana che non solo era bella, ma aveva quel qualcosa che appartiene alle persone speciali… La loro casa così moderna, lui studiava architettura, poteva inclinare il piano bianco della scrivania per disegnare, lei studiava canto, aveva un pianoforte in camera su una pedana, un quarto di coda credo…

Il padre ci guardava e rideva sotto i baffi, anche se non ricordo se li avesse veramente. 

Non andò come sarebbe potuto andare.

Ricordo bene quella vacanza, i tamburi che risuonavano per le strade, la mia grande voglia di ballare, di sentirmi libera… La stessa che provo ancora adesso. Mi univo ai cortei di samba senza essere notata, la mia pelle scura e sempre abbronzata è sempre stata un ottimo lasciapassare in parecchi paesi del mondo, almeno fra quelli che amo frequentare. 

Degna conclusione: il volo in Concorde Rio de Janeiro – Parigi, esperienza che pochi possono dire di aver intrapreso. Non mi rendevo conto della fortuna che avevo, mi sembrava tutto così semplice e naturale… Colpita da una terribile gastroenterite nella capitale francese, dove con la mia amica ed il fratellino ci contendevamo il bagno…

E il fratello e la sorella?

Persi di vista per tanti anni, ritrovati grazie alla magia di FB.

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Starmi dietro? Impossibile!

Ieri ero in Uruguay, nella bella Colonia, città dall’impronta portoghese che ancora mantiene nella Citadela cresciuta intorno al faro… Con un traghetto sono arrivata a Buenos Aires, con un voletto ad Iguacu ed eccomi oggi in Argentina a visitare il lato di questo paese delle famose cascate.


Domani sarà la volta del lato del Brasile, dopodomani passerò la frontiera del Paraguay… 

4 stati in 4 giorni, grazie Gabriella per avermelo fatto notare! 

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Uruguay

 Il Rio de la Plata è il terzo fiume più inquinato al mondo. Primo il Gange. Bel primato di cui andare fieri, argentini ed uruguaiani. Pare che i cercatori di metalli nobili abbiano riversato ogni porcheria possibile nelle acque di questo povero fiume. Attraversarlo da Buenos Aires a Colonia non è una bella esperienza, il catamarano veloce plana su questa orribile massa marrone… Nulla a che vedere con il traghetto Papeete Moorea, scortato dai delfini! 

A parte questo, devo dire che l’Uruguay mi è piaciuto, paese piccolo, gente gentile, cittadine pittoresche. Dopo un rapido giro nella capitale, Montevideo, dove ho passeggiato attirata dalle sue ramblas, ho voluto vedere Punta del Este. Sono anni che ne sento parlare, da quella vacanza in Sicilia persa nella notte dei tempi con Stefania e l’amico Bruno che ci aveva raggiunto da Torino, e la sudamericana sua amica che ci elogiava questa località balneare, come la migliore al mondo. 

Chi ama la Polinesia non può amare una spiaggia carica di grattacieli, Punta del Este non mi è piaciuta, con la sua acqua viscida e marroncina, quasi fosse piena di mucillagine. Capisco possa essere ritrovo di gente famosa, capisco ma non giustifico! Mi ha ricordato Ostia, colore della sabbia a parte…

A Montevideo sono uscita con le mie scarpette per ballare il tango ed ho incontrato un corteo con tanto di tamburi che si esibiva nel candombe, ritmo di qui, un miscuglio di afro e sudamericano. Immediatamente mi sono ritrovata a ballare nella mischia, come avevo fatto esattamente 40 anni fa, a Rio de Janeiro, mio primo viaggio internazionale. Non sento il tempo che passa, il bello è che mi sento esattamente come allora, con la stessa voglia di vivere, sole lo specchio, quando lo guardo, mi dice che non è proprio così…

Graziosa Colonia, con il suo centro storico di origine portoghese, casette piccole, basse, circondate dal verde. L’ho visitata mentre un temporale infuriava su Buenos Aires e potevo quasi toccare l’elettricità nell’aria… Fulmini e saette come non ne avevo mai viste! Un vero temporale di fine estate, perché sì, è la fine dell’estate qui in America del Sud.

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Buenos Aires

Buenos Aires è una città incredibile, enorme, allegra, povera e ricca allo stesso tempo… Quando sono arrivata alla stazione degli autobus di Retiro sono rimasta senza fiato, non credevo fosse possibile vedere in pieno centro un’agglomerato di costruzioni in foratoni senza intonaco, arrampicate disordinatamente una sull’altra, dentro le quali la vita pulsava, con la sua forza prorompente per la sopravvivenza. Ho dovuto abbassare il capo e cercare un taxi, io che li detesto, anche se sono riuscita a fargli azzerare il tassametro ho pagato il doppio della tariffa, come sempre, non ha trovato l’indirizzo richiesto e mi ha scaricata in mezzo ad una strada stretta, polverosa e piena di traffico… Stavano ristrutturando l’intero edificio a fianco al mio Hostel ed un grosso camion ne nascondeva l’ingresso. Gli operai ed il capo cantiere hanno avuto modo di conoscere il mio cattivo carattere, li ho insultati in tutte le lingue che conosco, per il loro esagerare con la confusione. Era presto, la camera non era pronta, stanca dalla notte in bus sono comunque andata alla visita guidata offerta dall’Hostel, tenuta dal bravo Nicolas, i principali edifici del centro, intorno al mio alloggio.


Non posso pensare la faccia di San Ignazio di Loyola, fondatore dell’ordine dei Gesuiti, a vedere la prima Chiesa da loro costruita in Argentina trasformata in un mercato… Il Museo della Rivoluzione è nel Cabildo, edificio che ospitava il governo…

Il palazzo del Governo ha una particolarità, il suo intonaco rosa simboleggia l’unione fra i due partiti principali, il rosso ed il bianco, e deve il colore al sangue delle vacche, aggiunto come additivo impermeabilizzante all’impasto dell’intonaco, a costo zero, vista l’abbondanza di mucche in questo grande paese. 

Dopo il giro e il rapido aggiornamento sulla sofferta storia moderna dell’Argentina ero ancora più stanca, sudata, con una enorme voglia di fare una doccia e lavarmi i denti… Entro nell’hostel e una ragazza mi sente parlare, si avvicina e dopo un: “Sei italiana?” Mi abbraccia e mi bacia, facendomi sentire un essere umano, nonostante la stanchezza ed il sudore. Imma è una ragazza straordinaria, allegra, colta sensibile, un vero catalizzatore di buonumore. Tesse legami fra gli abitanti dell’Hostel come se fosse la cosa più naturale del mondo, chiacchierando, organizzando, diffondendo appuntamenti. Sono iniziate così tre simpatiche giornate, trascorse ballando tango, fra visite, mangiate e risate, terminate con una gigantesca carbonara. Due simpatici francesi hanno preparato la tartiflette, tanto per restare leggeri, il tutto condito dal buon vino rosso di dove andranno a vendemmiare la prossima settimana. Con grande dispiacere sono salita sul ferry stamattina, i due argentini che ci hanno fatto da ciceroni, oltre ad invitarci e coprirci di regali, mancano nella ritrovata solitudine. Il viaggio continua, si va verso nuove avventure! 

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Retiro

Passare la serata di San Valentino in autobus è stata una scelta vincente. Già nel pomeriggio a Mendoza ero entrata in una cioccolateria, è famosa la cioccolata di questa città, era piena di uomini che comperavano dolci pacchettini per le fidanzate. Con due quadrati di cioccolata pura il mio umore si è assestato ed ho continuato per la mia strada. Il grande bus della compagnia Cata era nuovo e pulito, contrariamente a quello preso da Santiago della Andesmar pieno delle briciole dei precedenti viaggiatori, le coperte per la notte avevano un buon odore di bucato fresco, si sentiva che erano appena uscite dalla lavatrice. Una hostess gentile ci ha servito la cena, pasto ed antipasto di ottima qualità, caldo e abbondante con tanto di bottiglietta omaggio del buon vino rosso di Mendoza.

Ho dormito bene, reclinata la spalliera, alzata la pediera ero completamente sdraiata, come in aereo in prima classe. 

Vero che di notte non ho seguito molto il paesaggio, è sfilato davanti a me fino alle 21.30 perché a questa latitudine in questa stagione fa buio tardi, e la mattina dall’alba in poi.

Come ho aperto gli occhi ho potuto percepire gli alloggi dei poveri, nascosti dagli alberi, le baracchette in lamiera con la leccata d’immondizia che colava di tanto in tanto, le misere case dei lavoratori vicine ad una fabbrica. All’arrivo alla stazione di Retiro ancora peggio, una vera città costruita in mattoni forati, senza intonaco, essenziale.

Anche l’Argentina che sfila verde davanti ai miei occhi ha i suoi problemi, immagino.

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