La via del ritorno

Ho progettato questo viaggio per ritornare nella mia amata Tahiti, attraversando l’Asia via terra, esclusi tratti in mare da effettuare rigorosamente in cargo. Partenza prevista per il 18 aprile.

Si attraversano 15 paesi Albania, MacedoniaBulgaria, Romania, Ucraina o Armenia, Georgia, AzerbaigianTurkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan, Kazakistan, Cina, Shanghai, Giappone, passando per 4 mari, Adriatico, mar Nero, mar Caspio e mar Cinese Orientale.
Se sei interessato a venire con me scrivimi, puoi percorrere anche solo una parte del viaggio!
Ho diviso l’itinerario in varie parti, la prima da Roma a Baku può essere percorsa su bus di linea fino a Odessa da dove ci si imbarca per la Georgia che si visiterà insieme all’Azerbaijan con un bus privato.
Qui finisce il primo tratto di 21 giorni, dal 18 aprile all’8 maggio.
Se non si potesse passare dall’Ucraina, ho previsto un itinerario alternativo che permette di visitare una parte dell’Armenia, ma bisognerà passare il mar Nero in volo.
Da Baku con 12 ore di cargo si arriva in Turkmenistan, dal porto internazionale di Turkemenbasy in treno fino alla capitale Ashgabat per arrivare più o meno insieme al gruppo che dovrebbe volare nottetempo via Istambul (è la rotta più diretta). Da qui parte un itinerario che attraversa tutti gli “stan” (si può tradurre in “paese”) esclusi Pakistan e Afghanistan, fino in Cina, ripercorrendo tratti dell’antica Via della Seta.
Questo secondo itinerario dura 30 giorni, dal 10 maggio all’8 giugno.

Ingrandimento da Asghabat (capitale del Turkmenistan) a Khorghas (Kazakistan, al confine con la Cina)

Da Pechino a Shanghai, su un comodo cargo fino ad Osaka, in treno fino a Tokyo e in volo nella mia amata Tahiti. Una settimana per quest’ultimo tragitto, dal 9 al 15 giugno.

Naturalmente con AVVENTURE NEL MONDO!

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Il popolo del Laos

È un popolo povero quello del Laos, un popolo che vive semplicemente, in capanne soprelevate dall’ossatura di legno chiuse da pareti di bambù intrecciato. È un popolo povero che si accontenta del lusso di una parabola arancione e di un motorino, che percorre lunghi tratti a piedi, senza aver paura di camminare in mezzo al fango, capace di allevare e coltivare per potersi nutrire.

È un popolo povero, capace di costruire templi dorati per esprimere il suo amore ai suoi dèi.

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Magico viaggiare

È bastato allontanarsi un attimo, salire su un volo e poi un altro per trovarmi nella dimensione magica del viaggio.

Basta attraversare la strada dal moderno aeroporto per trovare quelle bancarelle dove si cucinano cibi buonissimi, piatti dai nomi indecifrabili, con un’approssimata traduzione in inglese: chicken chicken è il nome di quello che ho mangiato, che si può tradurre come pollo pollo; avrei voluto domandare la ricetta, delizioso! Un colorato tempio cinese, con gli animali che escono dalla parete; un tempio buddista tutto dorato con i mosaici che risplendono alla luce del tramonto, un massaggio di un ora, per cancellare la stanchezza accumulata fra posizioni scomode e attraversamento di fuso orario. Le gambe ritornano leggere, i piedi ritrovano un inaspettato vigore…

Non sono che le 8 ore di transito a Bangkok, il viaggio, non ancora incominciato, promette bene!

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Cronaca di una nuotata

Scivolo in acqua con giusta lentezza, adoro immergermi nel caldo Pacifico. Una bracciata, un’altra ecco mi appare il fantastico mondo sommerso. Per primi i pesci gialli, quelli che si muovono ben sincronizzati, per dare l’impressione agli squali predatori di essere un unico grande animale. Un attimo dopo mi intenerisco davanti a un pesce balestra, ricordo il sapore sodo delle sue carni, quanti ne sono passati sulla brace di coralli roventi a Rangiroa! Una razza alza discretamente la sabbia intorno a se per seppellirsi e mimetizzarsi o forse sta scavando per trovare qualcosa sul fondo, chissà… Un tonnetto la osserva con attenzione e guarda anche me, nessuna curiosità nel suo occhio da pesce, non lesso per ora. Tanti, tantissimi piccoli Picasso mi inducono alla prudenza, non è raro che aggrediscano, mi è capitato di essere morsa da questo pescetto sulla mano, fra l’indice e il pollice, dove la carne è più tenera. Continuo a nuotare fra mille coralli, la corrente prima mi spinge, poi mi ostacola, adesso si diverte a girarmi per spingermi in direzione della spiaggia… Qualcosa mi afferra alla caviglia, faccio un salto, è solo una grande alga che mi ci si è avvolta intorno, ma che paura! Continuo a nuotare cadenzando le bracciate per riprendere il fiato, così, un braccio dopo l’altro, torno al mio pareo disteso sulla sabbia, che mi attende per il meritato riposo. Mi abbandono nel suo caldo abbraccio, guardo il cielo e penso: sono proprio fortunata!

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Te Mata’i

28/7

Temata’i, il vento, ancora una volta ha influenzato i miei spostamenti. Non soffierà da nord che lunedì o martedì, non posso aspettare, l’appuntamento del primo agosto è troppo importante per rinunciare e dovrò essere assolutamente a Tahiti. Così, mio malgrado, rinuncio alla traversata da Taha’a a Huahine, già sapevo che sarebbe stato impossibile navigare fino a Tahiti, anche se amo molto la sensazione che si prova a trovarsi in mezzo all’oceano, soli, circondati dall’azzurro del mare con le sue onde increspate. La breve vacanza finisce, cercherò un volo per rientrare a Pape’ete e ricominciare la dolce vita di sempre. È stata una vera vacanza, alla quale non ero più abituata, dopo le fatiche della Heiva mi sono potuta riposare, perdendomi nel colore dell’acqua, facendomi portare dal grande catamarano, senza dover pensare a nulla.

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Buonumore

27/7

Oggi è una di quelle giornate tristi, dal cielo velato. Gli azzurri hanno perso il loro splendore per lasciare spazio a delicati toni di verde. Sembra la fine dell’estate. No, sono nell’emisfero sud, in pieno inverno australe, quando la temperatura si fa più mite e la stagione delle piogge è lontana, anche se bisogna sopportare qualche giorno di maltempo. La malinconia invade la mia anima, come sempre quando il cielo è grigio, sento su di me il peso di ciò che poteva essere e non è mai stato, i fatti incompiuti. Mi ancoro a quell’angolo di cielo dove occhieggia l’azzurro, finirà la pioggia, porterà la malinconia con se, riportando felicità e buonumore.

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Taputapuātea

26/7

La destinazione di oggi è il grande marae Taputapuātea, il più importante di tutto il Pacifico: da qui è partita la navigazione che ha popolato Aotearoa, la Nuova Zelanda. L’increscioso fatto di sangue aveva messo in pericolo l’intera tribù, mentre i nemici si prestavano a sterminarli, si sono preparati silenziosamente nottetempo, per partire al primo chiarore dell’alba, per uscire dal canale navigando sempre nella stessa direzione. Nel Pacifico le isole abbondano, si sa, prima o poi se ne sarebbe incontrata una. Così con a bordo vecchi e bambini, qualche maialino, i polli, i getti di ’uru, l’albero del pane, hanno cercato una nuova vita altrove per sfuggire a morte sicura.

Ancora oggi i Maori della Nuova Zelanda vengono in pellegrinaggio su questo marae, pensano ai loro antenati e sottili lacrime solcano il loro volto, piangono pensando a quei tempi gloriosi.

Davanti a Uturoa c’è un piccolo scoglio, che spande nell’aria un forte odore di mare, così raro qui nel Pacifico per la mancanza di iodio. Saranno le alghe in decomposizione che lo generano.

L’unico rumore è quello dell’acqua sulla chiglia del grande catamarano, mi perdo nei toni scintillanti di blu mentre ascolto questa musica… La mia mente divaga, mille pensieri affollano la mia mente, storie di ieri, di oggi ma anche di domani.

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Toriri

24/7

Questa mattina un toriri, pioggerelina, ci ha regalato un arcobaleno appoggiato all’isola di Taha’a. Siamo ancorati davanti all’isola Vahine, dove un delizioso albergo di charme allieta le lune di miele dei turisti. Meglio venire qui che andare a Bora Bora o a Mo’orea insieme alle altre coppie italiane dalla fede lucida e splendente, meglio perdersi fra i colorati pesci pappagallo del giardino di coralli, giusto davanti ai fare, casette, dove si dorme, meglio gustarsi il sole che tramonta sulla sagoma del vulcano estinto ’Otemanu gustando una dolce bevanda alla frutta. Sarete accolti dalla simpatica Elisabeth, un nome inglese per una ragazza cresciuta in Lussemburgo ma nata in Sardegna, dal perfetto accento francese, con una simpatica lieve inflessione sarda quando parla italiano. È arrivata a Mo’orea per restare due mesi, sostituire a turno gli impiegati di un grande albergo mentre erano in vacanza, di due mesi in due mesi ha conquistato un contratto, per esser poi chiamata in questo angolo di paradiso nell’isola della vaniglia. La Polinesia le ha aperto le braccia e l’ha accolta, riconoscendo il suo amore per questa terra, proprio come è successo a me.

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Taha’a – la baia

25/7

La baia si sveglia, delicatamente le nubi posate sulla vegetazione svaniscono, come per magia. Il primo raggio di sole le illumina e le scalda riportando la vita. Le foglie delle palme da cocco risplendono lucide alla prima carezza dal sole. Sono a Taha’a, la verdeggiante isola della vaniglia, ancorata nella baia di Ha’amene, ieri abbiamo camminato, è importante camminare quando si è in catamarano,scendere a terra e muovere le gambe, anche se in questa grande imbarcazione non ci si sente certo costretti. Abbiamo attraversato il colle, giù fino alla baia di fronte, in una piacevole passeggiata di poco più di un’ora, raccogliendo papaie, cercando di cacciare i famosi galli polinesiani, quelli che cantano ininterrottamente tutta la notte. È dolce la vita in Polinesia e le vacanze sono ancora più dolci.

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Meraviglie

Il cargo entra lentamente nella pass, inclinato su un lato. È l’alba, i grandi mercantili entrano in porto a Pape’ete sempre all’alba, forse per non perdere il momento magnifico in cui l’isola si accende, illuminata dai primi raggi del sole.

Porta tante meraviglie nei suoi container, il tempo di scaricare e i prodotti mancanti ricompariranno nei supermercati, si vedranno girare nuove automobili, forse anche gli arredi di chi sta arrivando per una nuova vita in Polinesia, facendosi accompagnare dalle suppellettili di sempre.

Meraviglie della vita moderna, tanto lontana da quella Mā’ohi.

Cosa ci stai portando o grande cargo?

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