Crociere

È la stagione delle crociere, le grandi navi entrano ed escono dal porto più o meno silenziosamente. Partono col buio, scivolano sullo specchio di acqua del porto dal colore plumbeo, circondate dalle luci della città di Pape’ete. Arrivano all’alba, immerse nel rosa del cielo…

Immagino i passeggeri affacciati all’alta tolda, penso ai navigatori di una volta, agli ospiti celebri dell’isola di Tahiti, alla loro reazione all’urlo “Terra!” Dopo tanto mare…

Non è questa la mia Polinesia, no. Cerco la gente del posto, le persone semplici dal sapere profondo, la forza selvaggia della natura, le spiagge deserte. Questo è ciò che cerco in queste isole lontane dove ho trovato il mio posto nel mondo.

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La relatività del tempo

In un attimo i 32 anni passati dal nostro ultimo incontro si sono azzerati, non più lunghi del battito d’ala di un bianco uccello. In quell’abbraccio fra me e Sandrine si sono materializzate le esperienze comuni, la lontana vita in Burundi, dove eravamo vicine di casa, le serate all’Africa night, mio figlio e suo fratellino che giocavano insieme nella pleine, salendo sugli alberi e correndo scalzi e liberi… In un attimo i ricordi di quella vita lontana sono passati davanti ai miei occhi, come un film a velocità maggiorata, scatenando profonde emozioni.

È così che intendo la vera amicizia, minimamente scalfita dal passare del tempo: ci siamo ritrovate come se fosse passato appena qualche giorno, in sintonia oggi come allora.

Non è un altro bel regalo che la vita mi fa?

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Abbraccio

Avvinghiati nell’abbraccio profondo di centinaia di anni, incuranti di qualsiasi cosa li circondi, svettano spingendo le alte cime che, almeno in questa stagione, son prive di fogliame, in alto, su, fin sul cielo nitido.

Vorrei avvinghiarmi con la stessa forza perseverante, vorrei che un amore furioso spingesse ad avvincermi, ma senza stritolarmi in un abbraccio forte e profondo, sorreggendomi da buon tutore, senza togliere l’aria ed il sole per soffocarmi e farmi morire come fa il baniano, che per crescere sceglie un albero ben dritto sul quale arrampicarsi, uccidendolo quando è forte e non ne ha più bisogno.

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Il popolo del Laos

È un popolo povero quello del Laos, un popolo che vive semplicemente, in capanne soprelevate dall’ossatura di legno chiuse da pareti di bambù intrecciato. È un popolo povero che si accontenta del lusso di una parabola arancione e di un motorino, che percorre lunghi tratti a piedi, senza aver paura di camminare in mezzo al fango, capace di allevare e coltivare per potersi nutrire.

È un popolo povero, capace di costruire templi dorati per esprimere il suo amore ai suoi dèi.

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Magico viaggiare

È bastato allontanarsi un attimo, salire su un volo e poi un altro per trovarmi nella dimensione magica del viaggio.

Basta attraversare la strada dal moderno aeroporto per trovare quelle bancarelle dove si cucinano cibi buonissimi, piatti dai nomi indecifrabili, con un’approssimata traduzione in inglese: chicken chicken è il nome di quello che ho mangiato, che si può tradurre come pollo pollo; avrei voluto domandare la ricetta, delizioso! Un colorato tempio cinese, con gli animali che escono dalla parete; un tempio buddista tutto dorato con i mosaici che risplendono alla luce del tramonto, un massaggio di un ora, per cancellare la stanchezza accumulata fra posizioni scomode e attraversamento di fuso orario. Le gambe ritornano leggere, i piedi ritrovano un inaspettato vigore…

Non sono che le 8 ore di transito a Bangkok, il viaggio, non ancora incominciato, promette bene!

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Cronaca di una nuotata

Scivolo in acqua con giusta lentezza, adoro immergermi nel caldo Pacifico. Una bracciata, un’altra ecco mi appare il fantastico mondo sommerso. Per primi i pesci gialli, quelli che si muovono ben sincronizzati, per dare l’impressione agli squali predatori di essere un unico grande animale. Un attimo dopo mi intenerisco davanti a un pesce balestra, ricordo il sapore sodo delle sue carni, quanti ne sono passati sulla brace di coralli roventi a Rangiroa! Una razza alza discretamente la sabbia intorno a se per seppellirsi e mimetizzarsi o forse sta scavando per trovare qualcosa sul fondo, chissà… Un tonnetto la osserva con attenzione e guarda anche me, nessuna curiosità nel suo occhio da pesce, non lesso per ora. Tanti, tantissimi piccoli Picasso mi inducono alla prudenza, non è raro che aggrediscano, mi è capitato di essere morsa da questo pescetto sulla mano, fra l’indice e il pollice, dove la carne è più tenera. Continuo a nuotare fra mille coralli, la corrente prima mi spinge, poi mi ostacola, adesso si diverte a girarmi per spingermi in direzione della spiaggia… Qualcosa mi afferra alla caviglia, faccio un salto, è solo una grande alga che mi ci si è avvolta intorno, ma che paura! Continuo a nuotare cadenzando le bracciate per riprendere il fiato, così, un braccio dopo l’altro, torno al mio pareo disteso sulla sabbia, che mi attende per il meritato riposo. Mi abbandono nel suo caldo abbraccio, guardo il cielo e penso: sono proprio fortunata!

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Te Mata’i

28/7

Temata’i, il vento, ancora una volta ha influenzato i miei spostamenti. Non soffierà da nord che lunedì o martedì, non posso aspettare, l’appuntamento del primo agosto è troppo importante per rinunciare e dovrò essere assolutamente a Tahiti. Così, mio malgrado, rinuncio alla traversata da Taha’a a Huahine, già sapevo che sarebbe stato impossibile navigare fino a Tahiti, anche se amo molto la sensazione che si prova a trovarsi in mezzo all’oceano, soli, circondati dall’azzurro del mare con le sue onde increspate. La breve vacanza finisce, cercherò un volo per rientrare a Pape’ete e ricominciare la dolce vita di sempre. È stata una vera vacanza, alla quale non ero più abituata, dopo le fatiche della Heiva mi sono potuta riposare, perdendomi nel colore dell’acqua, facendomi portare dal grande catamarano, senza dover pensare a nulla.

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Buonumore

27/7

Oggi è una di quelle giornate tristi, dal cielo velato. Gli azzurri hanno perso il loro splendore per lasciare spazio a delicati toni di verde. Sembra la fine dell’estate. No, sono nell’emisfero sud, in pieno inverno australe, quando la temperatura si fa più mite e la stagione delle piogge è lontana, anche se bisogna sopportare qualche giorno di maltempo. La malinconia invade la mia anima, come sempre quando il cielo è grigio, sento su di me il peso di ciò che poteva essere e non è mai stato, i fatti incompiuti. Mi ancoro a quell’angolo di cielo dove occhieggia l’azzurro, finirà la pioggia, porterà la malinconia con se, riportando felicità e buonumore.

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Taputapuātea

26/7

La destinazione di oggi è il grande marae Taputapuātea, il più importante di tutto il Pacifico: da qui è partita la navigazione che ha popolato Aotearoa, la Nuova Zelanda. L’increscioso fatto di sangue aveva messo in pericolo l’intera tribù, mentre i nemici si prestavano a sterminarli, si sono preparati silenziosamente nottetempo, per partire al primo chiarore dell’alba, per uscire dal canale navigando sempre nella stessa direzione. Nel Pacifico le isole abbondano, si sa, prima o poi se ne sarebbe incontrata una. Così con a bordo vecchi e bambini, qualche maialino, i polli, i getti di ’uru, l’albero del pane, hanno cercato una nuova vita altrove per sfuggire a morte sicura.

Ancora oggi i Maori della Nuova Zelanda vengono in pellegrinaggio su questo marae, pensano ai loro antenati e sottili lacrime solcano il loro volto, piangono pensando a quei tempi gloriosi.

Davanti a Uturoa c’è un piccolo scoglio, che spande nell’aria un forte odore di mare, così raro qui nel Pacifico per la mancanza di iodio. Saranno le alghe in decomposizione che lo generano.

L’unico rumore è quello dell’acqua sulla chiglia del grande catamarano, mi perdo nei toni scintillanti di blu mentre ascolto questa musica… La mia mente divaga, mille pensieri affollano la mia mente, storie di ieri, di oggi ma anche di domani.

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Toriri

24/7

Questa mattina un toriri, pioggerelina, ci ha regalato un arcobaleno appoggiato all’isola di Taha’a. Siamo ancorati davanti all’isola Vahine, dove un delizioso albergo di charme allieta le lune di miele dei turisti. Meglio venire qui che andare a Bora Bora o a Mo’orea insieme alle altre coppie italiane dalla fede lucida e splendente, meglio perdersi fra i colorati pesci pappagallo del giardino di coralli, giusto davanti ai fare, casette, dove si dorme, meglio gustarsi il sole che tramonta sulla sagoma del vulcano estinto ’Otemanu gustando una dolce bevanda alla frutta. Sarete accolti dalla simpatica Elisabeth, un nome inglese per una ragazza cresciuta in Lussemburgo ma nata in Sardegna, dal perfetto accento francese, con una simpatica lieve inflessione sarda quando parla italiano. È arrivata a Mo’orea per restare due mesi, sostituire a turno gli impiegati di un grande albergo mentre erano in vacanza, di due mesi in due mesi ha conquistato un contratto, per esser poi chiamata in questo angolo di paradiso nell’isola della vaniglia. La Polinesia le ha aperto le braccia e l’ha accolta, riconoscendo il suo amore per questa terra, proprio come è successo a me.

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