Obiettivo raggiunto!

 Continuate ad ordinare il libro, i proventi aiuteranno negli studi uno o più ragazzi dell’isola!

Oggi, 16 settembre, obiettivo raggiunto per la campagna di crowdfunding del libro “Heiva a Raivavae”! Con 57 giorni di anticipo!

Un GRAZIE infinito ai sostenitori!

Grazie ai 3 sostenitori che ne hanno ordinate 6 copie!

Grazie ai 5 sostenitori che ne hanno ordinate 4 copie!

Grazie alla persona che ne ha ordinate 3 copie!

Grazie a chi dalla lontana Polinesia ha ordinato 6 eBook per regalarli ad amici e parenti, pur non leggendo l’italiano!

Grazie a tutti voi che avete creduto in me ed avete ordinato 1 copia cartacea od un eBook di questo libro!

Grazie a colui che ha ordinato la copia cruciale, l’ultima mancante per permettere di arrivare all’obiettivo!

La Polinesia è felice ed aiuta sempre queste iniziative, mandando un sacco di Mana! Cos’è il Mana? Basta leggere il libro per scoprirlo, un intero capitolo è dedicato a questo!

L’avventura non finisci qui, anzi, siamo solo all’inizio… Adesso arriva la fase di editing, esperienza nuova, e bisogna continuare a promuovere il libro, visto che, GRAZIE a VOI, verrà stampato.

Continuate ad ordinarne copie, merita di essere letto, sfogliato regalato!

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Il momento migliore

 Il momento migliore della giornata è questo, quando il sole cocente ha smesso di splendere e dolcemente si tuffa nell’altro emisfero. Il momento migliore è quando il vento si alza, regalando una nuova frescura ed il mare trova nuova vita e nuovi colori, pronto ad essere inghiottito dall’oscurità. 

Il momento migliore è questo, quando la giornata volge al termine, quello che è fatto è fatto e non resta che tuffarsi in una parentesi di tiepido riposo.

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In riva al mare

 Il posto migliore dove stare quando c’è afa è in riva al mare. Lì una brezza leggera scaccerà il caldo del sole e la confortante ombra di un albero di Tamanu ti proteggerà dai raggi cocenti.Ho ritrovato energia appena tornata qui, nell’atollo di Rangiroa, dove mi perdo dietro ai colori del cielo e del mare, nelle mie lunghe pedalate in bicicletta.

Sono felice di essere tornata in questo grande atollo, stanotte ho dormito cullata dal rumore delle onde del suo mare interno, ritrovando il sonno profondo dell’infanzia.

Passerò una settimana per seguire le danze della Farereihaga, l’annuale competizione. Poi, a bordo del battellino comunale, solcherò l’oceano per sei lunghe ore per arrivare a Makatea, isola dove non esiste aeroporto ma che vanta i resti di una ferrovia, grazie all’estrazione dei fosfati. Tornerò a Rangiroa a bordo del cargo Te Mareva Nui in due giorni di navigazione, passando dal nell’atollo di Tikeau. Carico e scarico, carico e scarico, il cargo parte quando parte ed arriva quando arriva…

Sono piena di nuove energie ritrovate grazie al respiro del mare ed all’immensità del cielo, quel cielo interminabile che tanto amo.

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Nostalgia

  
Una profonda nostalgia che non mi lascia mi ha colpita al rientro dall’atollo di Rangiroa. L’atmosfera a Tahiti in questi giorni è grigia, quasi autunnale, la città riprende i ritmi di sempre, dopo le vacanze ecco il lavoro, riaprono le scuole…

Ho rimpianto il cielo infinito dell’atollo, le interminabili gite in barca, danzando sulle onde sospesi tra cielo e mare per arrivare in luoghi bellissimi… Le corse in bicicletta contro il vento di Maramu che mi costringeva a pedalare con forza, per la gita serale al canale di Tiputa dove i delfini giocano con la corrente, nella rapida semioscurità del tramonto. Ho l’impressione che la città mi stia stretta, sento il bisogno di movimento e la necessità di condividere grandi orizzonti si fa sempre più pressante… È un momento di cambiamento, il mio corpo, severo, non ama le costrizioni ed ha espresso il suo disappunto facendomi ammalare, non gravemente, ma con una lunga interminabile sinusite che mi tormenta sin dal mio ritorno alla civiltà. Forse è il momento di cambiare qualcosa, forse devo rivedere il mio stile di vita. Non sarò avventata, non butterò tutto all’aria come quando ero giovane, continuerò a seguire un piano, ma spostandomi più di frequente. Ritorno a Rangiroa dopo il Festival polinesiano della prossima settimana, per assistere alla Farerei Haga, Festival di danze puamutu, da lì approfitterò del battellino comunale che riporterà il gruppo di ballo sull’isola di Makatea, dove non esiste aeroporto; dopo qualche giorno con il cargo di passaggio, in 2 giorni tornerò a Rangiroa; un rapido passaggio a Tahiti per ripartire sempre in cargo con l’amica Francesca ancora non si sa bene verso dove… Novembre nei canyon americani, se avrò l’opportunità di coordinare il gruppo di AVVENTURE nel MONDO. Vacanze di Natale a Rapa Iti, una delle isole più remote della Polinesia francese, governata ancora dal consiglio dei saggi, arrivandoci sempre in cargo… Niente aeroporto anche lì. 

La Polinesia va meritata, non si può dire che io non faccia sforzi, anche superiori alle mie possibilità fisiche (soffro il mal di mare) per conoscere i suoi aspetti più intimi e reali. E più lo sono, più la trovo interessante! 

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Lotta

  
Ieri notte non riuscivo a dormire e questo mi capita assai di rado. Ero stanca ed in preda al malessere che mi tormenta da una ventina di giorni, una brutta sinusite, che la sera si amplifica e si ingigantisce non appena io posi la testa sul cuscino. Ma non era questo. Era qualcosa di più profondo, che partiva dal mio io più segreto.Sentivo che se mi fossi addormentata il mio cuore avrebbe cessato di battere. Sarà stato il senso di stordimento, forse il dolore alle orecchie che rendeva ovattato tutto il mondo intorno a me… Sentivo il mio cuore battere a fatica, lo sentivo stanco, forse prossimo a lasciare… Quel l’istinto profondo di sopravvivenza che è in noi mi impediva di lasciarmi andare, di permettere a Morfeo di cullarmi fra le sue braccia. La lotta è continuata per parecchie ore, estenuante. Grande la sorpresa stamattina: ero riuscita a dormire e mi ero anche svegliata. 

Domani, lunedì andrò a farmi visitare dal medico, lo prometto!

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Ritiro in montagna 

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Le due montagne più alte dell’isola di Tahiti, eccezionalmente visibili: Orohena 2.232 mt e Pito Hiti 2.110 mt.

Anche se febbricitante, in pieno attacco di sinusite, ho accettato l’invito ad andare in montagna con l’associazione Ia Ora, che raggruppa 120 pensioni di tutte le isole polinesiane. Con alcuni proprietari già ci si conosceva, con altri ho fatto amicizia in queste due belle giornate di vita ed attività in comune. Ben cinque 4×4 ci hanno accompagnato nel cuore magico dell’isola di Tahiti, dove il “Mana”, l’energia ancestrale la si taglia col coltello, tanto la si percepisce con forza; prima di iniziare la salita ci siamo fermati nel piccolo marae, luogo di culto, dove è stata celebrata una toccante cerimonia volta a propiziarci l’accesso a questo luogo tanto sacro. Prima sorpresa: per entrare nell’area del marae bisogna essere assolutamente a piedi nudi! Il buon Punua ha percepito la mia esitazione e con un sorriso mi ha detto: “Sì Manuela, anche tu scalza, come tutti gli altri!” Così, per non essere da meno, ho sfilato dai piedi i sandali da trekking. Sì, avevo stupidamente abbandonato le infradito di plastica che calzo comunemente per qualcosa di più adatto alla gita in montagna… Adatto… Così credevo!

La sorpresa è stata tanta, non solo i miei piedi non hanno sofferto, nemmeno a camminare sulla ghiaia, anzi, sono stata avvolta da una miriade di nuove sensazioni: mi sono sentita ancorata saldamente alla terra, come se alla mia estremità avessi due ventose, molto meglio di qualsiasi suola artigliata, percepivo sotto di me l’erba ora più folta e morbida, ora più umida e fresca, in alcuni punti si affondava leggermente nella fanghiglia, sentendone il piede deliziosamente accarezzato, in altri si camminava sulle pietre scaldate dal sole… Ogni passo era una scoperta! Bello, è stato proprio un bel momento e con uno slancio di riconoscenza ho posato sul muretto il fiore che porto sull’orecchio, un bel ibisco color fuoco, mentre gli altri deponevano complicate corone intrecciate con grande sapienza.

Dopo aver domandato la benevolenza degli antichi abitanti della valle, abbiamo continuato la salita fino a Fare Hape, la casa della crisalide, a fianco del marae più importante dell’isola di Tahiti. Appoggiate le nostre cose nei simpatici fare, casette, dove avremmo dormito, via subito per la visita al grande marae, sempre a piedi nudi. Avevo già visitato questo luogo, ma mai scalza e con i sensi amplificati dalla pianta dei miei piedi. Mi sono goduta, centimetro per centimetro questo luogo magico. Nessun millepiedi mi ha morso, cosa che sempre si teme quando ci si aggira senza calzature, nessuno è stato colpito. Quando siamo entrati nel piccolo museo dove, tra l’altro, sono custoditi gli unu, steli di legno scolpito che vengono posizionate in particolari occasioni all’interno del sacro recinto, quali antenne fra la terra ed il cielo, ho percepito una ventata di Mana, energia. In Polinesia si può tranquillamente parlare di queste sensazioni che, diciamo, non hanno alcuna base scientifica, senza essere presi per matti, anzi, si viene incoraggiati e considerati. In questo paradiso lontano i filtri che abbiamo interposto fra l’umanità e madre natura sono pressoché inesistenti. I nativi hanno sensibilità particolari. Anche noi, nuovi arrivati, se tendiamo le orecchie possiamo sentire…

Abbiamo ammirato il lontano picco che gli antichi arcieri miravano nella gara che avveniva il 21 dicembre, solo quel giorno perché solstizio d’estate nell’emisfero sud della grande madre 

terra, dove il vincitore era chi fosse riuscito a scagliare il proprio dardo il più lontano possibile.

 La continuazione della giornata è stata la preparazione di un pranzo, un vero banchetto, con le primizie portate da alcuni dalle loro isole: abbiamo bevuto l’acqua dei cocchi di Huahine, mangiato i corori (il mollusco dell’ostrica perlifera) che arrivavano dalle lontane Gambier, i buoni pesci arrostiti alla brace delle Tuamoutu, i gamberetti della parte più remota di Tahiti; ci siamo affiatati tagliando, sminuzzando, mescolando e cuocendo, tutti trasformati in abili macchine da cucina, persone di grande esperienza, abituate a mettere a tavola almeno trenta persone ogni sera.

  

Inutile dire quanto sia stato delizioso il risultato! Già nel pomeriggio si è riunito un gruppo di ukulele, ogni attività è stata amabilmente accompagnata dalle vecchie canzoni polinesiane… Che piacere!

Una rigida notte ci ha accolti, ho ringraziato di avere un sacco a pelo che mi era stato prestato per l’occasione, ma anche se mi ci sono rannicchiata dentro, il freddo e l’umido si faceva ben sentire! Certo la mia sinusite non ne ha giovato e la mattina al risveglio ero un vero straccio…

Ma le attività continuavano, non potevo certo mancare! Dopo una più che lauta colazione, con deliziose marmellatine, pane al cocco, hipo, (il pane al cocco delle Tuamoutu) ci siamo divisi in tre gruppi per un lavoro in comune. È bello aver a che fare con persone di tutte le isole, dove ciascuno porta il suo contributo con estrema competenza e saggezza. Un giro di impressioni e, dopo aver raccontato ai presenti chi sono ed il progetto del libro, è iniziata la cerimonia di chiusura.

Una pianta appositamente portata dall’atollo di Fakarava è stata piantata, ognuno di noi ha posto una manciata di terra sulle sue radici.

Qualcuno aveva intrecciato una lunga sottile treccia di fibra di cocco, tutti insieme, mano nella mano in circolo, la abbiamo stesa su di noi e la abbiamo fatta passare… Quei due giorni in comune avevano creato un legame tra noi, un legame che va consolidato e mai dimenticato. Adesso so che ho nuovi amici da andare a trovare, in nuove isole. Adesso so che sarò accolta come una di loro. Perché lo sono.

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Heiva a Raivavae

Un GRAZIE ai sostenitori del libro, siamo al 89%, mancano appena 16 copie, la campagna di crowdfunding è prossima all’obiettivo!
E le recensioni sono positive!
Per chi ancora non lo abbia fatto, possibile pre-ordinare un e-book o la copia cartacea a questo link:

https://bookabook.it/projects/heiva-a-raivavae/

Fatelo subito, non perdete tempo!
Eventuali proventi serviranno ad aiutare negli studi uno o più ragazzi dell’isola.

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Foto di Roberto Angaroni

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Leggere non è peccato

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Atollo di Rangiroa, arcipelago delle Tuamutu, Polinesia francese

Tornata più o meno alla civiltà, dopo quasi un mese passato sull’atollo di Rangiroa, adesso sono nell’isola di Tahiti…

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L’isola di Tahiti vista dall’aereo

Approfitto del buon collegamento internet per partecipare al simpatico gioco ideato da Silvia Algerino e Nadia Banaudi “Leggere non è peccato” e continuerei dicendo, “Che peccato non leggere!”

Non conto vincere, sono contenta di partecipare, asciare altre tracce dei miei pensieri qui sul web. Tanto più che non indosso magliette… Ben 3 in palio per i vincitori, una per ogni domanda.Schermata 2016-08-27 alle 10.09.29Ecco le mie risposte alle tre domande, direttamente da un paese dove la tradizione orale ha ancora radici profonde: i polinesiani scrivono poco, anche perché si ricordano tutto, e non hanno bisogno di prendere appunti, leggono meno, si meravigliano quando vedono qualcuno seduto con un libro in mano, o sdraiato in spiaggia a leggere al sole.

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Il bravo Minos, miglior orero, arte oratoria, di Tahiti

Per loro è meglio andare a pescare! 

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QUALI SONO I TRE MOTIVI CHE TI SPINGONO A LEGGERE?

La lettura è stata ed è un grande amore per me, ho imparato a leggere prestissimo, verso i 4 anni perché mia nonna dopo un po’ si stancava!

Mi piace perdermi nei racconti e nelle emozioni degli scrittori, per poterle vivere anche io.

Sapere, conoscere, capire… In particolar modo da quando vivo lontana dall’Italia per conoscere meglio il mio nuovo mondo.

QUALI LIBRI CONSIGLIERESTI A CHI NON LEGGE?

Isabel Allende – La casa degli spiriti
Adoro il suo stile di scrittura! 
Schermata 2016-08-27 alle 11.29.05Ugo Pratt – Una ballata nel mare salato

Inutile dire che leggendolo, sognavo di partecipare a queste magnifiche avventure!Schermata 2016-08-27 alle 11.15.42

Edmondo de Amicis – Il libro cuore
Rilegato in rosso, come quello che avevo da bambina, carico di sentimenti. Schermata 2016-08-27 alle 11.25.47

QUALI SONO LE TRE AZIONI CHE IDENTIFICHI CON IL PECCATO?

La violenza, non solo quella fisica, ma anche quella sottile e psicologica, quella tesa a dominare gli altri.

La cattiveria, il poter fare diversamente e invece no… 

L’invidia. Quella buona non esiste, è un sentimento esclusivamente negativo che distrugge chi lo prova. Molto meglio un sano: “Sono contenta per te!”

E adesso me ne vado a nuotare!

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Bora Bora, il vulcano estinto Otemanu e  la sua laguna

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Rangiroa

L’incredibile laguna di Rangiroa!

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Partire mi ha fatto venire il magone… Ma tornerò, oh, se tornerò!

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Una foresta di palme, fitta fitta!


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L’acqua azzurra e cristallina…

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Piena di simpatici amichetti!

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E la sabbia, rosa, fine e profumata!

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I piedi ci si affondano dolcemente…

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Fino a perdercisi!

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Per non parlare poi dell’isola degli scogli, luogo unico in tutto il Pacifico!

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Marae.

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Rangiroa, un’isola da vivere dall’alba al tramonto!

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Indumenti

 Ci sono degli indumenti che diventano preziosi perché condividiamo con loro attimi di vita, come il mio pareo a grandi fiori bianchi e neri, di un cotone leggero, facile ad asciugarsi e ad essere lavato, che mi ha seguito in tutte le spiagge del mondo. Ogni tanto penso di sostituirlo o di prenderne un altro da dentro al cassetto, di quelli belli che annodo sul fianco quando vado a lezione di danza, eppure no, è sempre lui a venire con me. Il primo rattoppo me lo fece Luisa, del primo gruppo con cui viaggiavo in Polinesia. Era il 2009. Lo uso come gonnellino, abilmente piegato ed annodato, per stendermi e per asciugarmi, sempre lui, ogni anno più fino ed impalpabile. Ho anche un costume che mi piace molto, anch’esso a fiori bianchi e neri, col quale ho nuotato in tutti i mari del mondo. Cerco ogni tanto di alternarlo, ma nulla da fare, è lui il mio preferito, quello che mi sta addosso con piacere, senza farsi troppo sentire. Ci sono degli indumenti che non si riescono a sostituire, diventano parte di noi, della nostra vita e dei nostri ricordi.

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