Maupiti e Bora Bora

La pass di Onoiau, entrarci non è semplice, è l’unico canale di accesso, con corrente sempre uscente. E che corrente!

Ritrovarsi!

Quando il gruppo merita, lo si fotografa volentieri!

Chi ci ha scorrazzati su e giù per la laguna? Nientepopodimeno che l’armatore del Maupiti Express, il mitico battellino giallo che, ahimè, non collega più Maupiti con le isole vicine.

La simpatica casa di Ah Ky

La vista salendo in montagna

Marae

Na na!

Che nuotate con le mante reali!

L’altra faccia del motu

Siamo finiti nelle foto pubblicitarie dell’ottimo Maupiti Village! Della cara Audine.

Bora Bora ci guarda: domani voleremo lì!

Bora Bora

I gruppi di AVVENTURE nel MONDO non passano inosservati! 

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Te Mata’i

28/7

Temata’i, il vento, ancora una volta ha influenzato i miei spostamenti. Non soffierà da nord che lunedì o martedì, non posso aspettare, l’appuntamento del primo agosto è troppo importante per rinunciare e dovrò essere assolutamente a Tahiti. Così, mio malgrado, rinuncio alla traversata da Taha’a a Huahine, già sapevo che sarebbe stato impossibile navigare fino a Tahiti, anche se amo molto la sensazione che si prova a trovarsi in mezzo all’oceano, soli, circondati dall’azzurro del mare con le sue onde increspate. La breve vacanza finisce, cercherò un volo per rientrare a Pape’ete e ricominciare la dolce vita di sempre. È stata una vera vacanza, alla quale non ero più abituata, dopo le fatiche della Heiva mi sono potuta riposare, perdendomi nel colore dell’acqua, facendomi portare dal grande catamarano, senza dover pensare a nulla.

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Buonumore

27/7

Oggi è una di quelle giornate tristi, dal cielo velato. Gli azzurri hanno perso il loro splendore per lasciare spazio a delicati toni di verde. Sembra la fine dell’estate. No, sono nell’emisfero sud, in pieno inverno australe, quando la temperatura si fa più mite e la stagione delle piogge è lontana, anche se bisogna sopportare qualche giorno di maltempo. La malinconia invade la mia anima, come sempre quando il cielo è grigio, sento su di me il peso di ciò che poteva essere e non è mai stato, i fatti incompiuti. Mi ancoro a quell’angolo di cielo dove occhieggia l’azzurro, finirà la pioggia, porterà la malinconia con se, riportando felicità e buonumore.

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Taputapuātea

26/7

La destinazione di oggi è il grande marae Taputapuātea, il più importante di tutto il Pacifico: da qui è partita la navigazione che ha popolato Aotearoa, la Nuova Zelanda. L’increscioso fatto di sangue aveva messo in pericolo l’intera tribù, mentre i nemici si prestavano a sterminarli, si sono preparati silenziosamente nottetempo, per partire al primo chiarore dell’alba, per uscire dal canale navigando sempre nella stessa direzione. Nel Pacifico le isole abbondano, si sa, prima o poi se ne sarebbe incontrata una. Così con a bordo vecchi e bambini, qualche maialino, i polli, i getti di ’uru, l’albero del pane, hanno cercato una nuova vita altrove per sfuggire a morte sicura.

Ancora oggi i Maori della Nuova Zelanda vengono in pellegrinaggio su questo marae, pensano ai loro antenati e sottili lacrime solcano il loro volto, piangono pensando a quei tempi gloriosi.

Davanti a Uturoa c’è un piccolo scoglio, che spande nell’aria un forte odore di mare, così raro qui nel Pacifico per la mancanza di iodio. Saranno le alghe in decomposizione che lo generano.

L’unico rumore è quello dell’acqua sulla chiglia del grande catamarano, mi perdo nei toni scintillanti di blu mentre ascolto questa musica… La mia mente divaga, mille pensieri affollano la mia mente, storie di ieri, di oggi ma anche di domani.

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Toriri

24/7

Questa mattina un toriri, pioggerelina, ci ha regalato un arcobaleno appoggiato all’isola di Taha’a. Siamo ancorati davanti all’isola Vahine, dove un delizioso albergo di charme allieta le lune di miele dei turisti. Meglio venire qui che andare a Bora Bora o a Mo’orea insieme alle altre coppie italiane dalla fede lucida e splendente, meglio perdersi fra i colorati pesci pappagallo del giardino di coralli, giusto davanti ai fare, casette, dove si dorme, meglio gustarsi il sole che tramonta sulla sagoma del vulcano estinto ’Otemanu gustando una dolce bevanda alla frutta. Sarete accolti dalla simpatica Elisabeth, un nome inglese per una ragazza cresciuta in Lussemburgo ma nata in Sardegna, dal perfetto accento francese, con una simpatica lieve inflessione sarda quando parla italiano. È arrivata a Mo’orea per restare due mesi, sostituire a turno gli impiegati di un grande albergo mentre erano in vacanza, di due mesi in due mesi ha conquistato un contratto, per esser poi chiamata in questo angolo di paradiso nell’isola della vaniglia. La Polinesia le ha aperto le braccia e l’ha accolta, riconoscendo il suo amore per questa terra, proprio come è successo a me.

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Taha’a – la baia

25/7

La baia si sveglia, delicatamente le nubi posate sulla vegetazione svaniscono, come per magia. Il primo raggio di sole le illumina e le scalda riportando la vita. Le foglie delle palme da cocco risplendono lucide alla prima carezza dal sole. Sono a Taha’a, la verdeggiante isola della vaniglia, ancorata nella baia di Ha’amene, ieri abbiamo camminato, è importante camminare quando si è in catamarano,scendere a terra e muovere le gambe, anche se in questa grande imbarcazione non ci si sente certo costretti. Abbiamo attraversato il colle, giù fino alla baia di fronte, in una piacevole passeggiata di poco più di un’ora, raccogliendo papaie, cercando di cacciare i famosi galli polinesiani, quelli che cantano ininterrottamente tutta la notte. È dolce la vita in Polinesia e le vacanze sono ancora più dolci.

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Meraviglie

Il cargo entra lentamente nella pass, inclinato su un lato. È l’alba, i grandi mercantili entrano in porto a Pape’ete sempre all’alba, forse per non perdere il momento magnifico in cui l’isola si accende, illuminata dai primi raggi del sole.

Porta tante meraviglie nei suoi container, il tempo di scaricare e i prodotti mancanti ricompariranno nei supermercati, si vedranno girare nuove automobili, forse anche gli arredi di chi sta arrivando per una nuova vita in Polinesia, facendosi accompagnare dalle suppellettili di sempre.

Meraviglie della vita moderna, tanto lontana da quella Mā’ohi.

Cosa ci stai portando o grande cargo?

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Morte del poeta

Caro Patrick, mi dispiace moltissimo non aver partecipato al progetto col Conservatorio, che ha avuto un grande successo. Mi è molto dispiaciuto non poterlo fare, una simile richiesta che veniva da una persona come te mi ha profondamente lusingata. Avevo un appuntamento con la felicità, sono rientrata in Italia per essere presente alla nascita della mia nipotina, la tenera Ave, venuta al mondo all’improvviso. Sì, il richiamo del pufenua, la placenta, è stato più forte dell’amore che porto alla Polinesia e alla sua cultura, della quale tu Patrick sei un grande esponente.

Mi dispiace moltissimo non avere un’altra occasione, due giorni dopo il Gran Gala ci hai lasciato, improvvisamente, per tornare a far parte del Fenua, la terra, che tanto amavi.

Voglio ricordare i tuoi ultimi versi:

E ia pii mai te pō ia òe

I te tahatai o to oraraa,

I te fenua atoà òe

E tanuhia ai…

E i teie ā fenua,

E tupu mai ā òe

E ohi âpī…

E quando la notte ti chiamerà,

Dalla riva della tua vita,

Nella terra anche

Tu sarai piantato… (nel senso di interrato, sepolto)

In questa terra ancora,

Germoglierai

Nuovo virgulto

Sentire il coro dei bambini cantare queste strofe mentre venivi calato nella terra mi ha squarciato il cuore.

Ciao Patrick, mi mancheranno i tuoi testi da studiare, la profondità del tuo pensiero. Mi mancheranno i nostri incontri al parco, dove assorbivo come una spugna il sapere che generosamente mi regalavi. Mancherai a me e all’intera Polinesia.

Ma un poeta non muore mai.

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Il risveglio

Ti guardo mentre ti svegli, dolcemente accarezzata dalla bruma della notte o rapidamente, incorniciata dai prorompenti colori dell’alba. Assorbo la tua energia Tahiti mia, il mio corpo fiorisce insieme a te, le mie unghie si tingono di rosso, i miei occhi si incorniciano di nero, il fiore d’ibisco ritrova il suo posto sul mio orecchio destro.

Mi stai guarendo da tutte le fatiche, mi stai guarendo da quel sottile mal di vivere che inevitabilmente mi assale ogni volta che rientro in Europa.

Mi fai ritrovare la forza che credevo perduta.

Non posso che amarti, Tahiti mia!

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I miei prossimi gruppi

TRANSPACIFICA, dal 2 al 26 settembre, nel video un assaggio dei magnifici luoghi che visiteremo!

Per dettagli e iscriversi basta andare alla scheda del viaggio.

I primi di novembre vorrei provare a far partire il viaggio TIMGAD E OLTRE, alla scoperta delle bellezze dell’Algeria!

E poi, chissà dove mi porteranno le strade del mondo!

Sempre e solo con:

AVVENTURE NEL MONDO

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Himalaya, il volo

È stata un’esperienza incredibile, vedere quelle cime bucare la fitta coltre di nubi, forti e fiere di essere parte della catena montuosa più alta della terra. Ho volato sull’Himalaia questa mattina subito dopo l’alba, per la seconda volta ci siamo alzate alle 5, ieri pioveva forte, siamo arrivate all’aeroporto abbiamo aspettato invano, volo cancellato, ma oggi… Oggi ci hanno imbarcate insieme a due famiglie indiane, per farci godere di uno dei migliori spettacoli forniti dal nostro pianeta terra. Appena uscite dal bianco ovattato che ci avviluppava, ecco risplendere l’azzurro del cielo, la morbida coltre di nuvole traforata dalle cime delle montagne, coperte dai loro ghiacciai perenni, aspre, rocciose, quasi impossibili da raggiungere.

Penso a Giuseppe Pompili, coordinatore di AVVENTURE NEL MONDO come me, con la sola differenza che lui questi ottomila se li è scalati tutti e 14, con la sola forza delle gambe. Ricordo quando ero casualmente capitata alla sua proiezione e mi ero gustata il racconto. Di come aveva parlato della finestra di 2/3 giorni durante la quale si possa tentare la scalata del Sagarmatha, l’Everest, 8.848 metri sopra il livello del mare, la montagna più alta del nostro pianeta. Dell’ultimo tratto da percorrere, apparentemente breve ma terribile. Del nervosismo della notte nell’ultimo campo prima della grande impresa, dove già pochi riescono ad arrivare, di come avesse rinunciato a soli 50 metri dall’agognata meta, mentre il suo compagno che aveva continuato era stato inghiottito dalla montagna, quella montagna che non perdona e fa suo chi osi sfidarla senza averne realmente le capacità. Delle due scalatrici coreane in competizione, ognuna controllava che l’altra non barasse respirando ossigeno; anche di queste una era scivolata rimanendo in un ghiacciaio eternamente… Ho letto che il percorso dal campo base è costellato di tracce di chi ha provato e non c’è riuscito, si segue il sentiero per svoltare a destra dove affiorano gli scarponi azzurri, non dimenticare di andare a sinistra dopo la giacca a vento rossa, e così via, seguendo un percorso tracciato da chi per averlo tanto desiderato ci è restato.

Ce l’ha fatta Pompili, l’ingegnere bolognese dalle cosce di marmo, qualche anno dopo quella serata è riuscito a conquistare l’agognata cima.

Ce l’abbiamo fatta, il mio piccolo gruppo ed io, a sorvolare le montagne più alte della terra, senza farci scoraggiare dalle cattive previsioni meteorologiche o dalle alzatacce.

Ciascuno ha avuto la sua giusta soddisfazione!

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